R) Il mondo esterno è causato da māyā

Obiezione: In tal caso come avviene che il mondo esterno ci appare? Questo mondo di dualità deve avere una particolare facoltà per la quale, appena ci svegliamo dal sonno, esso appare immancabilmente come se di regola esistesse sia nella veglia sia nel sogno. Qual è quella sua facoltà essenziale?

Risposta: La domanda di com’è che il mondo esterno ci appare, è mal posta: dopo aver ripetutamente dimostrato che il mondo non è reale ed è solo mera apparenza, interrogarsi su ciò è privo di senso. Poiché il mondo non può mai apparire al di fuori di Ātman - quando invece Ātman può esistere senza di lui - si stabilisce che il reale substrato di quella apparenza è solo l’Ātman. In verità, lo stesso Ātman è la sua essenza. Se ci si chiede com’è che in Ātman possa apparire questa strana forma del mondo che non esiste, rispondiamo: «Ciò è causato da māyā».

Obiezione: Cosa intendi con māyā? Ogni volta che ci si domanda come avvenga qualcosa, tiri fuori una nuova parola. Allora, questa parola cosa significa?

Risposta: Māyā significa un fenomeno che appare [māyika] senza alcuna logica; si tratta d’una apparenza considerata un oggetto solo per errore. Ciò che abbiamo citato non è un nome vuoto. Il mondo della dualità è causato o, meglio, proiettato dalla māyā; ciò significa che esso è un’apparenza sovrapposta ad Ātman a causa dell’errore. A nostro parere nessuno potrà mai spiegare con un ragionamento logico (yukti) come avviene questo errore[1]. Le seguenti quattro caratteristiche possono definire māyā: a) Il mondo è manifestato nella sua molteplicità dall’Ātman non duale. b) Il mondo impuro della dualità appare nel puro Ātman. c) Il mondo, che è un effetto transitorio (pariṇāmi), è causato dal Sé immutabile (kūṭastha Ātman). d) Il mondo, composto di cose finite e divisibili, che è confinato dal perfetto (paripūrṇa) e infinito Ātman in uno stato di coscienza [jāgrat avasthā], è opposto a yukti ovvero al ragionamento logico. Nessuno può arrivarci attenendosi a semplici strumenti logici.

Obiezione: Poiché l’idea che il mondo sia causato da Ātman non è in accordo con gli strumenti (pramāṇa) del ragionamento logico, perché non si può affermare che il mondo non è creato da Ātman, ma esiste di per sé esattamente come Lui stesso?

Risposta: Dopo aver esaminato l’esperienza dei tre stati di coscienza, abbiamo dimostrato sulla base dell’Intuizione universale che Ātman è privo del mondo della dualità (niśprapañca). In Lui questo mondo della veglia soltanto appare. Qualsiasi prova logica, se è opposta all’esperienza intuitiva (anubhava), non può in alcun modo prevalere né invalidare tale esperienza. Perciò qualsiasi argomentazione logica - che ponga dubbi o contraddica la verità delle esperienze intuitive usate dalle scritture appositamente per istruire spiritualmente sull’Ātman - è in verità il risultato dell’azione della mente (antaḥkāraṇa) che appare solamente nella veglia. Così, noi dobbiamo basarci su ragionamenti intuitivi come, per esempio: «Non si possono applicare ad Ātman, che è oltre i tre stati di coscienza (trayāvasthāvasthā) queste argomentazioni logiche confinate nello stato di veglia e operanti solo lì». Non possiamo, quindi, limitarci ad affermare soltanto che l’idea che il mondo sia causato da Ātman non è in accordo con la logica (yukti). Infatti, sulla base di questa affermazione incompleta, si potrebbe arrivare a confutare l’esperienza intuitiva universale (anubhava) e qualsiasi forma di ragionamento logico in accordo con l’Intuizione stessa.

Obiezione: Ammettiamo pure che l’esistenza del mondo non sia uguale a quella di Ātman. Anche se il mondo esiste eternamente assieme ad Ātman, almeno nel suo proprio tempo, appare o no? In tale prospettiva, possiamo dire che è reale oppure no?

Risposta: Se noi osserviamo del punto di vista metafisico (pāramārthika dṛṣṭi), non è possibile affermare che il mondo sia reale. Perciò da dove e come proverrebbe una sua esistenza diversa e separata? Se si sostiene che un’esistenza che è sotto il dominio di Ātman ne sia differente, allora è come affermare che la dolcezza dello zucchero è differente dalla dolcezza d’un liquido a cui si è stato mescolato dello zucchero. Se osserviamo attentamente, la dolcezza del liquido appare in esso a causa della presenza dello zucchero in soluzione. Il fatto che provenga solamente dalla dolcezza dello zucchero e da nient’altro, è cosa ben nota a tutti. Allo stesso modo è ragionevole concludere che l’esistenza del mondo, che è sotto il dominio e che dipende da Ātman, è in realtà soltanto quella dell’Ātman e di null’altro. Se proclamiamo che la pura esistenza di Ātman è l’esistenza reale, non è in alcun modo possibile sostenere che una esistenza inferiore a quella sia “esistenza”. Perché se l’esistenza fosse, per così dire, contaminata, dovrebbe necessariamente essere negata: non è mai possibile misurare o considerare gradazioni di esistenza in termini di “mezza esistenza, un quarto d’esistenza”, e così via [in quanto l’esistenza è unica].

Obiezione: Durante l’ordinaria esperienza di vita quotidiana, la gente dice: «La casa esiste, il romitaggio (maṭha) esiste», non è vero? Se il mondo non ha nessuna esistenza, com’è che, per la gente ordinaria, questi fenomeni appaiano esistere in quelle cose?

Risposta: A questo abbiamo già risposto. Nell’affermazione “La casa esiste” il fenomeno chiamato “casa” è una parte del mondo proiettata da māyā, mentre il fenomeno espresso dal verbo “esiste” sta dalla parte di Ātman che è l’esistenza assoluta (paramārtha satya). Nelle nostre azioni quotidiane, la gente ordinaria confonde invariabilmente queste due parti e allora afferma “La casa esiste”. Essi non conoscono la vera natura del Sé (Ātman svarūpa), ragion per cui l’esistenza del mondo, che è di natura illusoria (māyika), per loro diventa un’esistenza reale. Anche se l’esistenza del mondo non è affatto esistenza, fin quando la reale natura della pura esistenza non sia conosciuta, i cercatori della Conoscenza (jñāni) accettano temporaneamente l’uso ordinario e convenzionale della formula “esistenza del mondo”. I jñāni e gli śāstra hanno chiamato questa illusione “esistenza empirica” (vyāvahārika satya), per usarla metodicamente come sovrapposizione deliberata (adhyāropa).

Obiezione: Se l’intero mondo che appare nelle nostre azioni empiriche quotidiane è irreale e falso, perché la gente ritiene che alcune cose in quel mondo siano reali e altre irreali?

Risposta: Anche questo è dovuto a un punto di vista errato. Nel gioco degli scacchi alcuni pezzi sono simboleggiati da elefanti [le torri] e altri da cavalli; ma in realtà tutti quei pezzi sono fatti di legno. Allo stesso modo la gente agisce considerando reali certe cose. Le cose summenzionate sono dette realtà empiriche (vyāvahārika satya). La gente compie anche azioni empiriche nei confronti di altre cose che sono false (asatya), mere apparenze, la cui esistenza è chiamata esistenza illusoria ed erronea (prātibhāsika satya). Nell’esempio della corda e del serpente, il serpente, che è stato concepito come mera apparenza, è permeato di prātibhāsika satya, mentre la corda, che è il supporto di questa apparenza, è vyāvahārika satya. Ma se esaminiamo attentamente, entrambi sono una e una sola cosa. Entrambi hanno la loro esistenza dall’Ātman, ma nelle loro rispettive forme, essi non possiedono alcuna esistenza. Entrambi sono causati solo da māyā.

Obiezione: Nel nostro mondo quotidiano la distinzione tra reale e falso dovrebbe essere considerata reale, e affermare che la gente la concepisce solo nominalmente non è corretto. Se quello che ha concepito fosse vero, non sarebbe possibile che una cosa reale per una persona non lo fosse anche per tutti e, similmente, non sarebbe possibile che una cosa irreale per una persona non fosse irreale per tutti!

Risposta: Quando ci si chiede se questo mondo pieno di gente sia reale o irreale non c’è ragione per un’obiezione di questo tipo. Per questo si può portare l’esempio del sogno. In un sogno una certa cosa pare reale a molta gente; ma nella realtà della veglia tutta quella gente, le sue idee e quella certa cosa sono state prodotte solo da māyā.

 

 

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[1] Vale a dire che è impossibile spiegarlo per mezzo dei pramāṇa. L’unico modo per farlo è tramite l’Intuizione, considerata come l’unico mezzo valido per la Conoscenza pāramārtika [N.d.T.].