S) Il mondo appare nell’Ātman non duale come il riflesso nello specchio

 

Obiezione: Se il pensiero del mondo è soltanto illusorio [māyika], non appena insorge la conoscenza di Ātman dovrebbe sparire del tutto, come nell’esempio della corda e del serpente.

Risposta: A questa domanda abbiamo già dato una risposta dal punto di vista metafisico. Ora, se si afferma che il mondo esistente appare reale pur essendo empirico, risponderemo così: un’apparenza che non ha alcuna reale esistenza può continuare ad apparire in modo plausibile anche dopo che la reale entità sia stata veramente conosciuta. Per esempio, pensa al riflesso d’un uomo che appare in uno specchio: un bambino crede che il suo riflesso nello specchio sia un altro bambino, ma quando cresce, riconosce la verità che quello è solo un riflesso. Non c’è nessun altro bambino nello specchio. Non è forse vero che anche quando è emersa la corretta cognizione, il riflesso continua ad apparire? Così, anche dopo aver conosciuto che il mondo non ha nessuna esistenza distinta e che la sua esistenza è solo l’esistenza di Ātman, il mondo continua ad apparire.

Obiezione: Quando lo specchio è posto davanti alla persona appare il riflesso, ma quando non è più lì davanti, il riflesso non appare. Non può essere che allo stesso modo in Ātman ci siano due fenomeni per cui il mondo appare e non appare?

Risposta: Sì, ci sono questi due aspetti. Nella veglia e nel sogno il mondo appare, mentre nel sonno profondo no. Ma che il riflesso appaia o no, come lo specchio rimane così com’è, allo stesso modo Ātman è solo uno, non duale e senza altro da lui. Anche quando il riflesso appare nello specchio e perfino quando non appare, lo specchio rimane nella sua pura forma incontaminata. Allo stesso modo, che il mondo appaia o no, Ātman non è contaminato da questi due avvenimenti ed esiste eternamente come Essere assoluto e non duale.

Obiezione: Quando i differenti oggetti, come il corpo, i sensi, gli spiriti vitali (prāṇa), la mente, l’intelletto, l’ego sono tutti presenti e, di conseguenza, si conoscono gli oggetti esterni attraverso i sensi, sperimentando così il piacere (sukha) e la sofferenza (duḥkha) che ne derivano, anche allora l’Ātman è non duale?

Risposta: Tutti questi differenti oggetti fanno parte del riflesso nello specchio. Perciò Ātman è unico e non duale. Anche se nel sogno sembra che conosciamo una cosa, che compiamo un’azione e che sperimentiamo sukha e duḥkha, in realtà in noi non avviene alcun cambiamento. Allo stesso modo, anche quando appaiono in noi le triadi (tripuṭi) di conoscitore, conosciuto, conoscenza (jñātṛ-jñeya-jñāna) e di fruitore, fruito, fruizione (bhoktṛ-bhojña-bhoga), esse non esistono affatto nella realtà assoluta dell’Ātman che è uno e non duale.

Obiezione: Allorché in uno stato si testimonia una dualità illusoria [come in veglia o nel sogno] e in un altro stato non si testimonia tale dualità [come nel sonno profondo], nell’Ātman non avviene per caso un qualche cambiamento? In quelle contingenze, non si potrebbe affermare che almeno all’interno di se stesso Ātman è la natura essenziale della dualità?

Risposta: No, perché anche l’affermazione che Ātman ha tre stati di coscienza è possibile solo dal punto di vista vyāvahārika. Dal punto di vista dell’esperienza intuitiva, invece, oltre all’Ātman, che è il Testimone cosciente (Sākṣin caitanya), non esiste alcuno stato da lui indipendente. Perfino queste avasthā, in quanto fenomeni, in senso assoluto sono solo Ātman.

Obiezione: Nell’esempio che hai prodotto, lo specchio esiste oltre a noi e in esso si proietta il nostro riflesso. Per l’Ātman che non ammette altro da se stesso, in che cosa potrebbe apparire il suo riflesso?

Risposta: Lo specchio dell’esempio non è nessuna altra cosa. In questo caso lo specchio è solo Ātman. In Ātman soltanto si proietta il riflesso del mondo.

Obiezione: In quel caso, dal momento che Ātman è eterno (nitya), allora anche l’illusione del mondo della dualità (prapañca bhrānti) diventa eterna? Allora, se è sempre esistente, perché non si può dire che non è affatto illusoria (bhrānti)?

Risposta: Non è così. L’affermazione secondo la quale il mondo appare sempre in Ātman è fatta dal punto di vista empirico (vyāvahārika dṛṣṭi) che abbiamo solo nella veglia. Se invece osserviamo intuitivamente dal punto di vista assoluto, trascendendo i tre stati di coscienza, allora verifichiamo che non esiste affatto alcun riflesso di nessun mondo.

Nell’esempio dello specchio, gli oggetti reali come il volto, la testa ecc., che vi si riflettono, sono sempre esterni allo specchio. Ma in questa visione [metafisica, pāramārtika dṛṣṭi], al riflesso (bimba) di quell’apparenza chiamata mondo, non corrisponde affatto un reale oggetto. Come appare nello specchio un riflesso che non esiste realmente, così il mondo in Ātman appare solamente. Anche se i bambini ritengono reale il riflesso che appare nello specchio, gli adulti lo considerano solo una mera apparenza. Come questo mondo di diversità appare reale agli ignoranti, così appare anche ai conoscitori (jñāni); ma essi lo considerano una mera apparenza privo di alcun contenuto e di sostanza. Noi pensiamo che si può fare un paragone tra il riflesso e il mondo soltanto se si considerano questi numerosi aspetti e le loro implicazioni.

 

T) Perciò io sono Śiva

 

Perciò, sulla base di tutte le idee sostenute fin qui, si può affermare che se osserviamo intuitivamente da una prospettiva conoscitiva (jñāna dṛṣṭi), allora noi siamo assolutamente ed eternamente della natura della Coscienza non duale (advitīya caitanya svarūpa) che è la Realtà eterna, pura e totale (nitya śuddhe pūrṇa svarūpa). Sebbene, dal punto di vista relativo (vyāvahārika dṛṣṭi) sia l’individualità (jīvatva) sia il mondo (jagat) appaiano sovrapposti a questa nostra vera natura, nell’ultima realtà assoluta (pāramārthika sattā) non esistono affatto.

Obiezione: Soltanto colui che ha conosciuto intuitivamente che egli stesso è della natura essenziale della Coscienza non duale, dovrebbe insegnare agli altri questa realtà non duale (advaita tattava) di Ātman; è così, non è vero? Ma chi ha realizzato se stesso come non duale non può essere ingannato da qualsiasi ipotetica realtà (satyatva buddhi) duale. Come potrebbe dunque insegnare ad altri diversi da lui? Allora, se tale persona non può esercitare il suo insegnamento spirituale, come potrebbero mantenersi la trasmissione da maestro a discepolo (guruśiṣyaparaṃparā) e l’insegnamento della dottrina Advaita?

Risposta: Questo dubbio sorge nelle menti di coloro che non sanno discriminare tra i punti di vista empirico e metafisico. Perché anche dopo aver riconosciuto la verità che la corda non può essere un serpente, si può pensare che la corda può apparire come un serpente. Anche dopo essersi risvegliati si può pensare che il sogno appariva come se si fosse svegli. Infine, anche dopo che è stata cancellata l’illusione sulla realtà del riflesso nello specchio, ci si può ricordare che da bambini il riflesso appariva reale. Allo stesso modo anche dopo aver raggiunto la conoscenza non duale (advaita jñāna) può sussistere la consapevolezza che alla gente comune il mondo appare reale. Riassumendo in base agli esempi illustrati, colui che ha conosciuto la propria realtà interiore (vastu svarūpa), ha discriminato in questo modo: «Questa è una corda, non è un serpente»; «Sebbene il sogno appaia come se fosse veglia, è senza contenuto e sostanza»; «Quello che appare nello specchio è soltanto un riflesso e non un oggetto reale». Ebbene, costui può istruire gli altri su quelle verità. A maggior ragione colui che conosce intuitivamente la realtà di Ātman può ugualmente istruire la gente ignorante con questi insegnamenti: «Tu sei della natura della Realtà, Conoscenza e Beatitudine (satya jñāna ānanda svarūpa): in te non esistono né jīvatva (individualità) né jagat (mondo della dualità)».

Tutto questo avviene solo dal punto di vista empirico (vyāvahārika). Infatti, da questo punto di vista vyāvahārika ci saranno sempre le distinzioni di insegnamento (śāstra), allievo (śiṣya) e maestro (guru). Il guru śiṣya bhāva, ovvero i concetti di maestro e discepolo, sono reali solo dal punto di vista vyāvahārika, ma non da quello assoluto (pāramārtika). Se osserviamo intuitivamente da questo ultimo punto di vista, poiché non esistono né individualità (jīvatva) né mondo duale (jagat), nemmeno le distinzioni tra śāstra, śiṣya e guru esistono affatto. Se diciamo: “Le corna della lepre”, pronunciamo parole prive di senso. Allo stesso modo dal punto di vista pāramārtika la distinzione tra guru e śiṣya è soltanto un concetto errato. Nella visione metafisica, solo il Sé non duale (advitīya Ātman) è la realtà assoluta.

Obiezione: I dualisti possono legittimamente ribattere agli advaitin con la seguente argomentazione: «Per noi la dualità (dvaita) è reale, quindi ti possiamo contrapporre un’obiezione; ma poiché per te la dualità è irreale, non puoi dare una risposta a un altro diverso da te.»

Risposta: Lascia pure che sollevino questo dubbio, perché da esso non viene alcuna minaccia all’insegnamento spirituale degli advaitin. Infatti, a questa illogica obiezione si addice la seguente asserzione vedāntica: «Dal punto di vista dvaita le obiezioni e le risposte sono reali, ma dal punto di vista advaita esse sono tutte irreali». A questo punto è evidente perché dopo aver fatto proprio l’Advaita non può sorgere alcun dubbio. Perciò, il cercatore della Conoscenza (jijñāsu), che si basa sull’intuizione dell’ultima Realtà, può affermare senza ombra di dubbio d’essere l’unico Śiva, che è della natura della Realtà, Conoscenza e Beatitudine (satya jñāna ānanda svarūpa).