24. Come il cristianesimo divenne una religione autonoma dal Giudaismo

La domenica di Pasqua alcuni discepoli si recarono a visitare il sepolcro di Gesù e lo trovarono vuoto. Il corpo era sparito, lasciando soltanto le bende con cui era stato avvolto. In questo modo i discepoli proclamarono la resurrezione del Cristo dal regno della morte. Essi affermarono che questo miracolo, unico nella storia dell’umanità, era il segno di un rinnovato legame tra Dio e gli uomini: la nuova alleanza. Invece i detrattori ebrei accusarono i cristiani di aver trafugato il cadavere per fabbricare artificialmente il miracolo. Contro le accuse dei detrattori, “Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino[1]»”[2].

Sia la spiegazione miracolistica dei discepoli di Gesù sia quella malevola degli altri israeliti sono evidentemente erronee agli occhi di chiunque abbia un minimo di conoscenze iniziatiche. Infatti, ben lungi di trattarsi di un caso “unico nella storia dell’umanità”, la reintegrazione dei propri elementi costitutivi (pañcabhūta) nei taṅmātra, con la relativa scomparsa del corpo grossolano, è relativamente frequente in ambienti iniziatici; in modo particolare tra le scuole alchemiche, taumaturgiche ed astrologiche[3]. Si tratta del fenomeno chiamato brahmalina, che consiste nell’assunzione dello sthūla nel liṅga śarīra[4]. I brahmalina, come anche i ciraṅjīvin, devono però restituire i loro pañcabhūta alla manifestazione grossolana universale (adhibhautika prapañca) in Virāṭ, prima della conclusione del loro ciclo cosmico d’esistenza. Perciò anche Gesù ritornerà sulla terra[5] e, assieme a tutti quelli che avevano trasmutato il corpo grossolano in corpo sottile (Elia, Enoch ecc.), lo renderà ai cinque elementi.

L’interpretazione che i cristiani danno alla “resurrezione” di Gesù, come anche di altri episodi meravigliosi attribuiti al loro fondatore, consiste nella confusione tra la spiegazione iniziatica di tali fenomeni e la trasformazione di tale spiegazione in dogmi fideistici essoterici che il credente deve accettare in forma acritica. La confusione tra un piano esoterico e uno essoterico sta alla base delle diverse anomalie del Cristianesimo. Questa assenza di discriminazione ha comportato fin dalle origini una drammatica contrapposizione tra fede e ragione, che nei secoli più recenti s’è trasformata nella rivalità tra fede religiosa e scienza atea. La ragione di questa situazione sta nel fatto che una via iniziatica ebraica (il saṃpradāya esseno di Gesù), si trasformò in una religione essoterica per non ebrei, il Cristianesimo. Cerchiamo ora di capire come ciò accadde.

Gli ebrei della diaspora, dispersi nelle numerose città del vasto Impero Romano, non erano amati a causa dell’esclusivismo della loro religione e della loro ostilità contro la tradizione delle popolazioni che li ospitavano. Spesso erano oggetto di espulsioni e di repressioni[6]. Per poter salvarsi dalle reazioni delle altre popolazioni, i giudei usarono due metodi di propaganda a loro favore: il primo consisteva nel tentativo di convertire i Re e la classe dirigente alla loro religione, tentativo che ebbe poca fortuna. Il secondo consisteva in una azione di semi-conversione delle caste più basse, in modo da avere una base sociale più numerosa a loro favorevole. Questi semi-convertiti (Ebr.: ger-toshab), diventavano così sostenitori della comunità giudaica, senza però esserne del tutto integrati perché comunque i giudei dovevano rimanere l’élite tra tutti i popoli[7]. Erano disprezzati dai veri giudei, ma tollerati perché i ger-toshab rispettavano la loro superiorità. Fu soprattutto tra questi semi convertiti che si diffuse la prima predicazione degli apostoli di Gesù. Ovviamente era una predicazione fatta da ebrei discepoli del Messia ad altri ebrei o ebraizzati. E quando nei testi del Nuovo Testamento della Bibbia si parla di conversioni di alessandrini, ateniesi, tessalonicesi, romani ecc., si deve intendere che gli apostoli, rivolgendosi alle comunità di giudei e di ger-toshab residenti ad Alessandria d’Egitto, ad Atene, Tessalonica e Roma, li convincevano a riconoscere Gesù come il Messia.

Due personaggi, che operarono presso le comunità della Diaspora, furono molto importanti per la nascita del Cristianesimo come religione autonoma: San Paolo e San Giovanni Evangelista.

San Paolo era un sacerdote fariseo che all’inizio era stato fortemente avverso alla predicazione di Gesù. Ebreo di elevata casta e molto colto, faceva parte di quella categoria sacerdotale che controllava il Sinedrio[8] del Tempio. Fortemente influenzato dai Misteri ellenistici, godeva anche della cittadinanza romana, cosa che gli conferiva uno status sociale molto prestigioso. Non incontrò mai Gesù di persona, ma lo conobbe durante un’estasi, cosa che lo indusse ad abbracciare l’insegnamento del Messia. Predicando l’insegnamento di Gesù ai ger-toshab della Diaspora, si accorse che essi, che erano degli ex pagani, apparivano più disposti degli altri ebrei ad accettare la Buona Novella (il Vangelo). Egli insegnava che Gesù, grazie alla sua santità di nascita e alla sua vita pura, s’era unito a Dio dopo la morte, e nel cielo sedeva alla destra di Dio Padre[9]. Questo fu accettato con facilità dai ger-toshab, che conoscevano molti esempi di divinizzazione di eroi della religione che professavano anteriormente. Apoteosi (lat.: apotheosis, gr.: ἀποθέωσις) significa deificazione e nella mitologia greco-romana, spesso gli eroi, dopo la morte, erano assunti in cielo come Dei. Fu così che San Paolo diede inizio alla credenza che l’uomo Gesù era anche Dio. Poiché i ger-toshab accettavano facilmente questa predicazione, San Paolo dichiarò nel primo concilio di Gerusalemme (50 d.C.) che per essere cristiani non era necessario essere circoncisi e seguire la legge mosaica, abolendo così tutte le prescrizioni alimentari dell’ebraismo. Alcuni discepoli di Gesù accettarono la riforma paolina, altri la respinsero rientrando di fatto nel giudaismo ortodosso. Da questa spaccatura della comunità originaria, nacque la nuova religione autonoma dal Giudaismo: il Cristianesimo. I rituali ebraici che Gesù aveva seguito in vita furono trasformati nei nuovi riti cristiani, con intenzioni, forme e interpretazioni diverse. Con il tempo il cristianesimo sostituì la legge esteriore mosaica, simile alla sari‘a islamica, con le leggi del diritto romano (lat.: jus romanum). La religione fu organizzata socialmente come una assemblea, la Chiesa (lat.: ecclesia; gr. ἐκκλησία = sskr. sammelana): gli apostoli e i loro successori furono chiamati direttori, vescovi (gr.: επίσκοποι, epìscopoi), e i discepoli di Gesù anziani, preti (gr.: πρεσβύτεροι; presbýteroi); gli altri credenti rimanevano laici. Con l’andar del tempo e la romanizzazione della Chiesa, il vescovo di Roma divenne il più importante dei vescovi e assunse il titolo di Pontefice (lat.: pontifex, costruttore di ponti, tra questo e l’altro mondo) e di Papa, ossia di “padre”. Ma tutto questo appartiene esclusivamente al versante essoterico del Cristianesimo.

S. Giovanni Evangelista, autore di un Vangelo, dell’Apocalisse, di tre Epistole e di alcuni testi poi dichiarati apocrifi (ossia occulti), non fu un apostolo di Gesù, come sostengono i teologi cristiani. San Giovanni apostolo era un pescatore della Galilea, mentre l’Evangelista era un dotto sacerdote gerosolimitano del Tempio. L’Evangelista aveva ospitato a Gerusalemme in casa sua l’ultima cena e, dopo la morte di Gesù, aveva tenuto con sé Maria, madre del Cristo come fosse sua madre. Più tardi se l’era portata nel suo esilio nell’isola di Efeso. Il sacerdote Giovanni era uno dei discepoli segreti di Gesù; fu, dunque, uno di coloro che trasmisero ai posteri la catena della trasmissione iniziatica (paramparā) del Messia. Questa organizzazione iniziatica, spesso impropriamente chiamata “Chiesa di Giovanni”[10], continuò lo stile di vita ascetica degli Esseni sotto la forma monastica[11]. S. Giovanni, che conosceva profondamente sia l’esoterismo giudaico, sia i Misteri greci, diede origine alla dottrina del Dio uno e trino, la Trinità. La mente umana concepisce l’unico Dio attribuendogli tre caratteristiche: la prima è quella del Dio-Padre, che rappresenta l’essere (sat) stesso di Dio. La seconda caratteristica è il Dio-Parola (gr.: λόγος; leggasi lògos), principio cosciente (cit) della manifestazione che agisce in forma vibratoria. La terza caratteristica è lo Spirito Santo, che è il principio di pienezza e armonia (ānanda) nella totalità del Dio unico[12]. Il lògos è anche il principio di rivelazione che si è manifestato tra gli uomini nella persona di Gesù. Questa dottrina fu accettata in forma dogmatica anche dalla religione essoterica predicata da S. Paolo. Invece l’essoterismo della nuova religione non spiega come il principio vibratorio cosciente possa essere usato come metodo (prakriyā) affinché gli uomini possano usarlo come mantra per raggiungere Dio. In un prossimo capitolo dedicato alla pratica dell’esicasmo esamineremo il metodo iniziatico cristiano trasmesso segretamente da S. Giovanni.

Gian Giuseppe Filippi

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[1] San Pietro allude qui all’episodio di Bar-Rabbas. V. il capitolo precedente n. 23, Gesù il Cristo.

[2] Atti degli Apostoli, III.12-14. Nei testi sacri del Cristianesimo (Vangeli, Atti degli apostoli, Epistole, Apocalisse, ossia il Nuovo Testamento della Bibbia) la responsabilità della condanna di Gesù è sempre indiscutibilmente attribuita ai Giudei. I Cattolici e i Protestanti contemporanei, per ingraziarsi il favore del potere internazionale incontrastato dello Stato d’Israele, sta tentando di falsare la storia e di colpevolizzare i Romani. Con il recentissimo slogan “politically correct”, che considera loro “fratelli maggiori” i giudei, i cattolici stanno negando l’importanza della romanità per la loro Chiesa. Vedasi il prosieguo.

[3] Non a caso Gesù è sotto l’influenza del pianeta Mercurio (sskr.: budha) che corrisponde all’insegnamento delle scienze intermedie.

[4] Si potrebbero menzionare molti casi di brahmalina, come quello mahābhāratiano di Yudhiṣṭhira, quelli di Dattātreya, di Kabīr e quello più recente della madre di Ramaṇa Maharṣi. Anche la tradizione tibetana conosce diversi casi di quello che definisce “corpo di luce”. Quest’ultima designazione allude al taijasa  degli hindū e corrisponde al carro di fuoco del profeta Elia.

[5] S. Paolo, I Epistola ai Tessalonicesi, IV.10.

[6] Queste reazioni antigiudaiche si ripeterono nel corso dei millenni. Gli zeloti operavano guerriglia e terrorismo presso le popolazioni che li ospitavano. Al giorno d’oggi i musulmani tengono un comportamento assai simile nei paesi in cui si stabiliscono. Si tratta di una tendenza eversiva comune a tutte le religioni semitiche, che si riporta alle loro origini rākṣasikā. Vedi i capp. 7 e 8 di questa serie dedicati ad Atlantide.

[7] I ger-toshab erano esentati dal seguire i dieci comandamenti di Mosè e dalla circoncisione. Questa mutilazione genitale maschile è considerata il “segno del patto con Yehovah”. Questi semi-convertiti di fatto rappresentavano una categoria sociale inferiore e servile, come sono “quelli del libro” (ahl al-kitāb) nei paesi islamici.

[8] Il Collegio dei sacerdoti (kohanim) del Tempio, che svolgevano anche la funzione amministrativa di governo, di senato e di tribunale religioso per delega romana.

[9] Analogamente, anche nello Yoga darśana e nel Tantrismo è riconosciuta questa unificazione (yoga o samādhi) di un essere umano con Īśvara come risultato delle loro pratiche.

[10] Questo saṃpradāya non può essere definito “Chiesa” perché non ha la struttura assembleare esteriore, essendo formata esclusivamente dal maestro (guru) e dai suoi discepoli (śiṣya).

[11] Nei primi secoli del Cristianesimo monaco (gr.: μοναχός, monakòs, solitario: dal gr.: μόνος, mònos, solo) significava iniziato (dīkṣita).

[12] I nostri lettori hindū riconosceranno facilmente l’analogia che intercorre tra la Trinità e il concetto di Saccidānanda.