25. Dopo la resurrezione

Come abbiamo già affermato, gli occidentali sono ossessionati dal divenire temporale. Per questa ragione sono incapaci di considerare i fatti per quello che sono. Li devono considerare solamente nella prospettiva storica, come se la storia fosse capace di spiegarne il significato. La parte ebraica della Bibbia, l’Antico Testamento è la storia del popolo ebraico e la parte cristiana della Bibbia, il Nuovo Testamento, è la storia di Gesù e dei suoi discepoli diretti.

Gli avvenimenti che seguirono la morte e la sepoltura di Gesù sono molto enigmatici. I dati che le epistole, i Vangeli e gli Atti degli apostoli ci forniscono non sono sufficienti per ricostruire gli eventi. Come vedremo, sono però interpretabili simbolicamente. Ma per ignoranza del significato dei simboli, i teologi essoterici cristiani si sono sempre sforzati a dimostrare solo la storicità dei fatti. E per farlo hanno ovviamente dovuto falsificare la storia.

La domenica di Pasqua, alcuni discepoli a più riprese si recarono alla tomba in cui avevano sepolto Gesù. Tutti, anche se separatamente, videro due uomini, oppure un giovinetto, oppure due angeli. La Maddalena pensò che lo sconosciuto giardiniere che aveva incontrato potesse essere Gesù e volle toccarlo per verificare chi fosse, ma quell’uomo si sottrasse al contatto fisico (noli me tangere, haw mt lgaAae !). Questi misteriosi personaggi informarono i discepoli che Gesù era risorto. I Vangeli concordano nel dire che tutti essi erano vestiti con abiti bianchi come la neve[1]. È interessante notare che i soli ebrei religiosi che non vestissero abiti a righe erano gli esseni, che indossavano sempre e solo abiti bianchi. Considerando che la tomba era stata imprestata da Giuseppe d’Arimatea, sacerdote del Tempio e discepolo segreto di Gesù, si intuisce che i diretti testimoni del brahmalina erano stati proprio gli esseni suoi discepoli[2].

I Vangeli raccontano che nei quaranta giorni dopo Pasqua Gesù apparve undici volte agli apostoli, ai discepoli e perfino a una folla di circa cinquecento persone. Tutte queste apparizioni hanno in comune una caratteristica: nessuno riconosce Gesù nella persona che appare. Solo in un secondo tempo lo riconoscono, mai per le sue fattezze, ma per quello che dice, per le azioni che compie e, in taluni casi, per le ferite riportate durante il supplizio. I Vangeli sottolineano che costui era un uomo in carne e ossa e non un fantasma; ma in un episodio Cristo entrò nella stanza passando attraverso la porta chiusa[3]. In un altro episodio egli scomparve davanti a chi gli stava parlando[4]. Le contraddizioni sono molte ed è evidente che i discepoli esteriori non capivano cosa stesse succedendo. Al quarantesimo giorno dopo la resurrezione, il Cristo salì al cielo davanti a tutti i suoi discepoli. Mentre costoro lo guardavano salire in alto, due personaggi vestiti di bianco si avvicinarono e spiegarono loro che Gesù sarebbe ridisceso dal cielo[5]. Evidentemente, in tutta questa confusione di notizie soltanto gli esseni erano in grado di dare qualche spiegazione.

Come abbiamo scritto nel capitolo 23° di questa serie, Gesù aveva fatto molta attenzione a comportarsi e parlare in modo coerente con le profezie sul Messia riportate nell’Antico Testamento in modo da essere riconosciuto come il predestinato. Invece nell’Antico Testamento non si parla mai del ritorno del Messia dal regno dei morti né della resurrezione del suo cadavere[6]. Questo giustifica il grande imbarazzo dei suoi discepoli a proposito della resurrezione e dell’ascensione di Gesù al cielo, e si capisce il motivo delle contraddizioni che si riscontano nel Nuovo Testamento. Infatti se ne parla solo negli Atti degli Apostoli, come precedentemente citato, e in un solo Vangelo[7].

Pare comunque che i Vangeli, che sono stati scritti almeno cinquant’anni dopo gli avvenimenti, confondano due distinti episodi della vita del Cristo. Prima di iniziare la sua vita pubblica Gesù passò quaranta giorni nel deserto a fare tapas. A conclusione di questo periodo, egli subisce le tentazioni del Diavolo, esattamente come Naciketas[8] e il Buddha Śākyamuni sono tentati dal Re dei morti, Yama o Māra, quando sono arrivati al culmine delle loro meditazioni. In tutti questi casi il protagonista, dopo la discesa al regno dei morti, trova aperta la via per raggiungere il cielo supremo[9]. Questo racconto riguarda la morte iniziatica. Ossia morire rimanendo in vita.

L’altro avvenimento corrisponde alla morte corporea (dehānta), con il raggiungimento definitivo del cielo supremo (Brahmaloka[10]). Nel caso di Gesù e di alcuni altri personaggi di tradizioni diverse, la morte è seguita dall’assunzione del corpo nei suoi principi sottili (taṅmātra), che appare ai vivi come la scomparsa del cadavere. Il Vangelo mischia due avvenimenti, ben distinti per chi ha una qualche conoscenza del percorso iniziatico. Perciò il racconto ripete l’attesa di quaranta giorni prima che Gesù salga al cielo[11], traendolo dal precedente episodio dell’ascesi nel deserto. Evidentemente i compilatori dei tre cosiddetti Vangeli sinottici[12] erano ormai solo degli esteriori, con poca comprensione dei misteri iniziatici.

Dieci giorni dopo, vale a dire cinquanta giorni[13] dalla scomparsa del corpo di Gesù, gli apostoli si riunirono in una certa casa. “All'improvviso dal cielo arrivò un rombo simile a un violento vento impetuoso che riempì tutta la casa dove erano seduti e che apparve come un fuoco che scese su di loro come lingue di fuoco, e si posò su ciascuno di essi. E furono tutti posseduti dallo Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.”[14]

Questa possessione collettiva è considerata l’inizio alla storia della Chiesa Cristiana. La Pentecoste ebraica ricordava il patto di Dio con il popolo ebraico; la Pentecoste per i cristiani è la celebrazione del nuovo patto tra Dio e la Chiesa neonata. La Chiesa fu organizzata copiando il modello del Sinedrio, che era il consiglio dei settanta sacerdoti del Tempio e, allo stesso tempo, un’assemblea di governo per i giudei. I settanta discepoli di Gesù erano i preti del nuovo Sinedrio e il Parlamento che governava il regno del Messia nell’attesa del suo ritorno sulla terra. Tra di loro, gli undici apostoli divennero i vescovi. A capo della Chiesa, il sommo sacerdote fu S. Giacomo, fratello di Gesù[15], affiancato da due consiglieri-arcivescovi: S. Giovanni, fratello di Gesù[16], e S. Pietro. Perciò S. Pietro non fu affatto il primo capo della Chiesa; e nemmeno il secondo, poiché a Giacomo successe Simone di Gerusalemme[17].

Dopo la Pentecoste molti discepoli e apostoli si recarono presso le comunità ebraiche stabilite nel Vicino Oriente per predicare l’avvento del Messia. Essi compivano molti miracoli di guarigione. Questo fa pensare che i seguaci essoterici di Gesù non fossero direttamente esseni, ma che facessero parte di una confraternita più esteriore, i Taumaturghi[18], noti per avere dei poteri (siddhi) con cui guarivano i malati. I discepoli esteriori di Gesù, esattamente come i Taumaturghi, vivevano nella società, non vestivano di bianco, non erano vegetariani e bevevano alcoolici. Anche Gesù, quando cominciò la sua vita pubblica, si era comportato similmente.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

 

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[1] Generalmente i cristiani considerano che questi personaggi fossero angeli. Non c’è però nessun passo biblico che indichi che gli angeli debbano andare vestiti di bianco. Inoltre, poiché i Vangeli sono stati scritti in greco, in questa lingua angelo (ἄγγελος, àngelos) significa semplicemente messaggero, annunciatore. Perciò è probabile che si trattasse di normali esseri umani.

[2] È evidente che gli apostoli e i discepoli esteriori non frequentassero i discepoli segreti. In un episodio evangelico S. Pietro non capisce perché una persona seguisse Gesù pur non essendo uno dei 72 tra discepoli e apostoli. Essendone infastidito, se ne lamentò con Gesù. Si trattava di S. Giovanni, kohen del Tempio, discepolo segreto, futuro autore del Vangelo più sapienziale e dell’Apocalisse. Gesù ribatté bruscamente che quella persona aveva il permesso di rimanere con lui e che S. Pietro non doveva immischiarsi. (Vangelo di S. Giovanni, XXI.21-22.)

[3] Vangelo di S. Giovanni, XXI.19.

[4] Vangelo di S. Luca, XXIV.31.

[5] Atti degli Apostoli, I.3-11.

[6] La religione giudea, come il Cristianesimo e l’Islam, riconosce una resurrezione della carne dopo la fine dei tempi, che corrisponde presso a poco alla trasmigrazione delle anime della tradizione pitagorica e alle rinascite (punarjanma) dell’Induismo, Buddhismo e Jainismo. Nell’Antico Testamento è invece del tutto sconosciuta la resurrezione del cadavere subito dopo la morte.

[7] Vangelo di S. Luca XXIV .50-53.

[8] Il racconto della Kaṭha Upaniṣad ha un contenuto più metafisico di quelli che riguardano Buddha e Cristo. Infatti la Morte, dopo aver tentato di distrarre Naciketas dalla sua determinazione, finisce per insegnare il Vedānta al giovane brāhmaṇa. Ciò non toglie che tutti i tre i racconti si concludano con il superamento della prova.

[9] Nel caso di Naciketas non si tratta soltanto del cielo supremo, ma del mokṣa, la Liberazione dal saṃsāra.

[10] In molte scuole anche indiane questo stato è confuso con il nirvāna o il mokṣa.

[11] Il più intellettuale dei Vangeli, quello di Giovanni, afferma che Gesù il giorno dopo la sua sepoltura, sotto forma di un giardiniere dicesse “ […] non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro.»” (Vangelo di S. Giovanni, XX.17). In altre parole Gesù stava compiendo il devayāna: non c’è accenno all’attesa di ulteriori quaranta giorni d’attesa.

[12] Il quarto Vangelo, quello di S. Giovanni, è considerate sapienziale poiché contiene diverse allusioni esoteriche.

[13] Questa festività è chiamata Pentecoste, che in greco significa “il cinquantesimo giorno”.

[14] Atti degli Apostoli, II.1-4. Per gli ebrei la Pentecoste è il giorno in cui Mosè ricevette la Legge dal suo Dio in forma di fuoco. Ricordiamo che Mosè condusse il suo popolo fuori d’Egitto seguendo un turbinoso vento infuocato del deserto. La setta cristiana dei sethiani riconobbe questo avvenimento come la manifestazione del Dio Yehovah-Seth.

[15] I commentatori cristiani non accettano il fatto che Gesù potesse avere dei fratelli. Sostengono che gli ebrei dell’epoca chiamavano “fratelli” anche i cugini. Ma, allora, quando i Vangeli parlano di “sua madre e i suoi fratelli” (Vangelo di S. Marco, III.31; Vangelo di S. Matteo, XII.46; Vangelo di S. Luca, VIII.19) intendevano dire “sua madre e i suoi cugini”? Gli ebrei dell’epoca chiamavano anche “madre” qualsiasi donna anziana. I Vangeli con “sua madre e i suoi fratelli” volevano dunque dire “una donna anziana e i suoi cugini”? Interpretazione patetica che mostra solo una ossessiva interpretazione moralistica della verginità di Maria, madre del Cristo. Invece di spiegare la verginità spiritualmente, considerando prodigioso il concepimento di Gesù, i cristiani ne hanno dato una interpretazione materialistica per farne un avvenimento storicamente provato, trasformando la Vergine in una sorta di anomalia ginecologica. La Vergine Maria, secondo loro, doveva, dunque, mantenere perpetuamente sigillato il proprio apparato riproduttore, altrimenti avrebbe perso la sua santità!

[16] Non si deve confondere questo Giovanni, fratello del Messia, con Giovanni Evangelista, che fu un discepolo segreto di Gesù e sacerdote del Tempio.

[17] Egesippo in Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, III.11.32.

[18] Con questo nome erano conosciuti anche i membri di una confraternita gnostica ebraica presente a quei tempi in Alessandria d’Egitto e d’un’altra organizzazione iniziatica greca, il cui personaggio più famoso fu Apollonio di Tiana.