27. La separazione di esoterismo ed essoterismo nella

Chiesa primitiva

Nelle epistole, San Paolo dimostra una buona conoscenza delle dottrine misteriche elleniche. In particolare, come i pitagorici e i platonici, egli distingueva nell’aggregato umano tre livelli: il corpo grossolano (ὕλη, hyle, lett. la sostanza), l’anima (ψυχή, psykhé) e lo spirito[1] (πνεῦμα, pnéuma)[2]. In questo modo, secondo la preponderanza d’un livello sugli altri, suddivideva gli esseri umani in tre categorie: carnali, psichici e pneumatici. Questo corrisponde esattamente alla tripartizione dei tipi umani in tāmasa, rājasa e sāttvika caratteristica dell’Induismo (I Corinzi, 15.44). Per esplicita dichiarazione, San Paolo insegnava la dottrina adattandola a questi tre livelli, a seconda dei discepoli cui si rivolgeva: “Noi non abbiamo ricevuto lo spirito dal mondo, bensì lo spirito che viene da Dio, perché conosciamo le cose che Dio ci ha gratuitamente donato, e di queste noi parliamo, non con parole suggerite dalla sapienza umana, ma con quelle insegnate dallo spirito, adattando dottrine spirituali a uomini spirituali. Ma l’uomo psichico non accetta le cose dello spirito di Dio, che per lui sono follia, e non può comprenderle, perché sono viste dal livello spirituale. Invece l’uomo spirituale giudica tutto, e non è giudicato da nessuno. Infatti «chi ha conosciuto il pensiero del Signore, da potergli fare da maestro?». Noi invece possediamo l’intelletto (noùs) di Cristo. Ed io, fratelli, non posso parlare a voi come a uomini spirituali, ma come a uomini carnali, come dei bambini in Cristo. Vi dovetti dare del latte da bere e non del cibo solido, perché non lo potevate ricevere, anzi non lo potete neppure ora. Infatti, siete ancora carnali: dal momento che ci sono ancora tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non seguite l’umanità?[3]“ (I Cor. 2.12- 3.3). Perciò S. Paolo non fu semplicemente il creatore dell’essoterismo cristiano nella sua forma religiosa, ma anche un maestro d’iniziazione (dīkṣāguru) per discepoli “psichici” e per discepoli “pneumatici”. Si deve risolvere un ultimo problema: se S. Paolo non incontrò mai Gesù Cristo, da chi aveva ricevuto la trasmissione della dottrina cristiana? La risposta è già nella citazione che precede: dallo spirito (anugrāha) che viene da Dio. Si sa che dopo essere stato folgorato da una repentina intuizione, egli si recò presso un gruppo d’iniziati che abitavano a Damasco. Essi, e in particolare un tale Anania, lo istruirono. Non c’è dubbio che si trattasse di un gruppo esseno, rifugiatosi in quella città. La fonte di S. Paolo era stata la medesima che aveva inviato Gesù tra i giudei come Messia[4]. Perciò in S. Paolo troviamo la confluenza di due percorsi iniziatici: uno gnostico[5] ellenistico e un esseno.

Una funzione simile svolse anche il kohen Giovanni, l’evangelista. Egli, dapprima discepolo di S. Giovanni Battista, perciò esseno, divenne poi uno dei discepoli segreti del Cristo[6]. Il suo Vangelo, sebbene fosse il più gnostico tra quelli diventati canonici, era rivolto anche alle masse dei fedeli del neonato cristianesimo. La sua opera iniziatica è l’Apocalisse, testo che pone insuperabili difficoltà a un’interpretazione teologica esteriore. Nell’Apocalisse ritroviamo il concetto dei tre livelli dell’uomo e, su quella base, la concezione della trasmigrazione delle anime e dell’avvicendarsi dei cicli cosmici: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima s’erano dissolti.” (Apocalisse, 21.1). Anche in S. Giovanni è evidente la conoscenza delle dottrine esoteriche sia della Gnosi ellenistica sia dell’essenismo.

Chi seguiva una via iniziatica dell’esoterismo cristiano dei primi secoli aveva due scelte di vita: la prima consisteva in un isolamento monastico, soprattutto in plaghe desertiche, lontane da villaggi e città. Conosciamo il nome solamente di alcune personalità rese famose per i loro insegnamenti, poiché la vita che essi conducevano prediligeva l’anonimato e l’isolamento, perciò questi monaci seguirono prevalentemente la tradizione anacoretica degli esseni. L’altra scelta di vita fu quella delle scuole (simili agli Śaṃkara Pīṭha) con una sede fissa che raccoglieva i discepoli attorno al maestro. Tra queste, la sede più prestigiosa per produzione di testi di elevato contenuto iniziatico, fu certamente la scuola d’Alessandria d’Egitto. In questo caso è facile la ricostruzione della paramparā. Il primo nome importante è quello di Dionigi l’Aeropagita[7]. Era cittadino ateniese membro del Tribunale supremo (Aeropago) della città. Fu uno dei pochi greci a diventare discepolo di S. Paolo. Il suo insegnamento fondamentale è la cosiddetta teologia[8] negativa (o apofatica, sskr. nirguṇa prakriyā), che Dionigi insegnò come il metodo più elevato per raggiungere la conoscenza di Dio. Il metodo (prakriyā) consisteva in una progressiva rimozione di tutti gli attributi, considerati come limitazioni all’infinità di Dio. Completata questa rimozione di tutto ciò che si sovrappone a Dio, l’evidenza della Divinità emerge spontaneamente. Secondo Dionigi Areopagita l’ascesa dell’anima si attua in tre tappe: purificazione, illuminazione, unione. A queste tre tappe corrispondono tre gradi iniziatici: purificati, contemplanti e “configurati nell’Uno”; l’ultimo grado costituisce il culmine della theosis, la divinizzazione. Più precisamente, è per mezzo “di particolari riti” che si attua la purificazione dei “profani”, purificazione che costituisce “la santa rinascita in Dio”, mentre nel secondo grado “i già purificati”, che sono “in possesso ormai immutabile d’una condizione purissima della mente”, partecipano di “taluni riti” che consentono “l’illuminazione e contemplazione di taluni sacri misteri”; infine, coloro che accedono al terzo grado, sono ritenuti degni “di ricevere una particolare consacrante formula d’invocazione”. Tale grado comporta “la piena illuminazione su quei misteri di cui si era stati contemplanti”[9].

S’ignora il nome del suo diretto successore, ma nella sua linea di maestri troviamo S. Clemente Alessandrino (150-215 d.C.). Ateniese di origini romane, Tito Flavio Clemente, era stato senza dubbio iniziato dapprima ai Misteri eleusini, ottenendo delle esperienze spirituali di cui accenna nei suoi scritti. Come tale è la più ricca fonte d’informazioni su quest’antica via iniziatica greca. Diventato cristiano, Clemente cominciò a peregrinare in tutti i centri iniziatici più importanti dell’Impero romano. Visitò la Magna Grecia, dove entrò in contatto con le scuole pitagoriche; andò in Siria, dove incontrò sacerdoti caldei; in Egitto fu discepolo di un sacerdote egizio e ivi incontrò dei monaci buddhisti. Si stabilì ad Alessandria, dove divenne discepolo di Panteno[10], prima pitagorico, poi monaco cristiano che frequentava Ammonio Sacca, il fondatore della scuola neoplatonica alessandrina, e i prosecutori della scuola qabbalistica di Filone (20 a.C-45 d.C.)[11]. Clemente divenne in breve il più importante autore della scuola cristiana d’Alessandria. Scrisse il Paidagogos, le Hypotyposeis e il Protreptikos in cui espone gli insegnamenti di Cristo per la comunità dei suoi fedeli, e l’importante libro Stromateis che, come lui stesso affermava, era rivolto a una “piccola élite dei cristiani perfetti, i veri gnostici”. È il primo padre della Chiesa che distingue i cristiani essoterici, che seguono Cristo per fede, dagli iniziati che perseguono la conoscenza. Allo stesso modo egli afferma che i fedeli con la preghiera e la partecipazione ai riti cristiani potevano, dopo la morte, evitare l’inferno (naraka) e ambire alla salvezza nei cieli (svarga). Al contrario, con l’esoterismo cristiano gli gnostici (jñāni) potevano essere iniziati ai misteri divini e raggiungere la “divinizzazione” (θέωσις, théosis). Prima d’arrivarci lo gnostico doveva dapprima seguire un percorso di purificazione o purgatorio[12] (κάθαρσις, kàtharsis) per mezzo di rituali interiorizzati. Dopo la purificazione, lo gnostico poteva ottenere la contemplazione diretta di Dio (θεωρία, theorìa[13]) e, alla fine diventare tutt’uno con Dio con la “divinizzazione”. Clemente fu anche il primo a usare la terminologia dei Misteri eleusini per l’esoterismo cristiano. Seguendo il mito misterico della discesa sotto forma umana di Dioniso, egli affermava: “Il Verbo di Dio è diventato uomo affinché tu possa imparare da un uomo come anche l’uomo può diventare Dio”.[14]

Il suo successore come ācārya della scuola di Alessandria fu Origene. Origene fu dapprima condiscepolo (gurubhāī) di Plotino alla scuola alessandrina di Ammonio Sacca. Diventato discepolo di Clemente[15], espose la versione cristiana della dottrina della trasmigrazione: egli spiegò che la resurrezione della carne non era unica ma ripetuta. Queste rinascite avvenivano in una successione di mondi (loka) e di cicli cosmici: “Noi crediamo che, come dopo la fine di questo mondo ce ne sarà un altro, così prima di questo ce ne sono stati altri. L’una e l’altra affermazione sono confermate dall’autorità della scrittura. Infatti, Isaia insegna che dopo questo ci sarà un altro mondo, dicendo: Ci sarà un cielo nuovo e una terra nuova, che io farò rimanere al mio cospetto, dice il Signore (Isaia 66, 22). […] Queste attestazioni confermano insieme ambedue i punti: che mondi sono esistiti prima ed esisteranno dopo.[16]” Gli esseri così trasmigrano senza posa, migliorando o peggiorando la propria condizione a ogni rinascita. Alcuni, che cercano la verità, progrediscono in continuazione grazie agli sforzi della loro ricerca, finché raggiungono una nascita in cui possono accedere alla Gnosi. Allora, in quella nascita, questi pochi eletti potranno essere reintegrati nel Principio[17]. Egli, inoltre, sosteneva che il mondo non aveva avuto inizio nel tempo, poiché il tempo era parte del mondo. Affermava anche che Cristo non era del tutto identico a Dio, poiché nel Vangelo diverse volte Gesù afferma di non sapere cose che solo “il Padre mio conosce”. Inoltre Origene negava l’eternità dell’anima individuale, dei cieli e degli inferni, perché tutto ciò che era stato creato, doveva necessariamente avere una fine. Notevolissima fu l’influenza di Origene su tutti i suoi successori. Poiché egli trattava soltanto di dottrine iniziatiche, non si era curato d’essere ossequente all’aspetto religioso essoterico del cristianesimo, perciò fu ostacolato di continuo dai teologi esteriori che rappresentavano la dottrina ufficiale della Chiesa e nel 400 d.C. le dottrine di Origene furono condannate dal Concilio di Alessandria. Tuttavia Origene rimase un punto di riferimento ineludibile per tutti gli iniziati cristiani durante tutto il medioevo, particolarmente presso le Chiese di area culturale greca. I suoi discepoli furono anch’essi di alto livello intellettuale e tramite loro l’iniziazione continuò a trasmettersi[18]. Come si potrà notare l’esoterismo cristiano delle origini proviene dall’incontro tra una trasmissione essena e una gnostico-misterica. In seguito si aggiungeranno altri elementi esterni, quali l’iniziazione sacerdotale e cavalleresca romana, l’ermetismo e il druidismo. Di questo tratteremo in un prossimo articolo.

Contemporaneamente a questi sviluppi iniziatici, l’essoterismo cristiano procedente dalla riforma paolina, trovò nei padri latini il loro campo di coltivazione. Anche se la Chiesa continuava a radicarsi nelle più importanti città dell’Impero Romano, che diventarono sedi di Patriarcati e Vescovadi, il centro dell’organizzazione essoterica fu stabilito a Roma. I pensatori più autorevoli, anche se non ignoravano del tutto l’aspetto iniziatico, si dedicarono soprattutto a stabilire il credo per i convertiti e l’organizzazione ecclesiale con cui amministrarli. Erma (prima metà del II sec. d.C.), S. Ambrogio (340-397 d.C.) e S. Girolamo (347-420 d.C.) erano buoni conoscitori della gnosi cristiana, ma sono più conosciuti per le loro opere volte a organizzare la struttura essoterica della Chiesa. Tertulliano (~160-220 d.C.), S. Ippolito di Roma (170-235 d.C.), Lattanzio (250-317 d.C.) e S. Agostino (354-440 d.C.) polemizzarono con i filosofi e con la religione greco-romana al fine di imporre la Chiesa cristiana come l’unica vera religione. In particolare S. Agostino deve essere considerato il fondatore della teologia ufficiale della Chiesa. In questo modo costoro collaborarono a rafforzare l’aspetto esteriore del cristianesimo allontanandolo progressivamente dall’esoterismo.

In questo fermento intellettuale e fideistico il Sinedrio dei cristiani nazarei, ancora legati all’ebraismo fu completamente abbandonato a se stesso. Questa Chiesa nazarea di S. Giacomo lentamente ritornò nel seno dell’ebraismo fino a sparire completamente. Dei nazarei rimase un’organizzazione di ebioniti ferocemente contrari alla riforma di S. Paolo, vuota di contenuti, e che nel II secolo d.C. fu dichiarata eretica unanimemente da tutte le Chiese della nuova religione. I primi tre secoli di Cristianesimo furono travagliati da innumerevoli correnti cristiane tra loro in disaccordo. Ognuna di queste correnti pretendeva di rappresentare l’insegnamento originale di Gesù Cristo. Tra esse molte manifestavano una tendenza gnostica, spesso mescolata a culti magici. Ricordiamo la Chiesa Sethiana, che considerava il Dio degli ebrei come un demone e Gesù come colui che aveva sostituito il regno di terrore di Yehovah con il regno d’amore di Cristo-Seth. Questa Chiesa gnostica considerava il dio dalla testa d’asino come un portatore di luce (Lucifero), ribelle contro il dominio del geloso e vendicativo Dio degli ebrei. Un’altra Chiesa fu quella Docetista, che considerava che se Gesù fosse stato Dio, allora non sarebbe potuto essere nato con un corpo mortale. Perciò il Gesù storico era solamente una proiezione illusoria, un fantasma. La Chiesa Marcioniana e quella Manichea[19] erano dualiste: infatti, sostenevano che il Dio d’amore aveva mandato sulla terra suo figlio, per sottrarlo alla tirannia del Dio di giustizia. La Chiesa Ariana (di Ario) sosteneva che Gesù non poteva essere al tempo stesso Dio e uomo. Professava perciò la credenza che Gesù era stato solo un profeta perfettamente mortale. Questa eresia ebbe molto successo per diversi secoli. Molte altre correnti si moltiplicarono nel corso della storia del cristianesimo. Ognuna di queste Chiese, compresa quella romana e quelle delle altre città dell’Impero, aveva dei Vangeli che erano apparsi nel I-II secolo, sulla cui autorità appoggiavano le loro teorie.

Per fare un po’ di ordine in questo caos, l’imperatore romano Costantino[20] convocò nel 325 d.C. il Concilio di Nicea. I vescovi colà riuniti decisero quali fossero le credenze e i comportamenti approvati e quali dovessero essere respinti:

  1. Le credenze approvate dalla Chiesa dovevano obbligatoriamente essere seguite da tutti i cristiani, ossia esse diventarono dogmi. I dogmi principali erano: Dio è uno ma diviso in tre persone della stessa natura, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Figlio prese una nascita umana come Gesù, che morì sulla croce e poi resuscitò per indicare ai cristiani come raggiungere il cielo. Gesù ritornerà sulla terra alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti. Allora egli regnerà sulla terra come Messia. Gesù ha stabilito un’unica Chiesa come istituzione per garantire la trasmissione dei riti per ottenere la salvezza. Tutte le altre Chiese furono dichiarate eretiche. L’efficacia dei riti è garantita dalla presenza reale dello Spirito Santo che scende in essi per mandato del Padre e del Figlio. Partecipando ai riti il cristiano è inserito nella comunità dei santi vivi e morti. In questo modo si libera dal peccato originale e dagli altri peccati che si compiono durante la vita nel corpo. L’anima creata del cristiano, che abbia seguito tutti i precetti, godrà dopo la morte della vita eterna. Il cristiano che non seguisse queste regole andrà eternamente all’Inferno assieme agli eretici e gli infedeli. Con il passare dei secoli i dogmi si moltiplicarono.

  2. I riti obbligatori per il cristiano sono: 1) il battesimo, rito di abluzione con cui si diventa cristiani; 2) la cresima che corrisponde alla discesa dello Spirito Santo nel battezzato; 3) il matrimonio, che unisce l’uomo e la donna in un vincolo indissolubile; 4) l’ordinazione sacerdotale, che conferisce al cristiano che diventa prete il potere di compiere i riti per la comunità[21]; 5) la confessione, in cui il cristiano si scarica dai peccati confessandoli in pubblico o in privato a un prete; 6) l’eucarestia, ossia l’assunzione del pane e del vino come carne e sangue di Gesù ritualmente sacrificato durante la messa; 7) l’unzione dei moribondi per prepararli a una migliore vita extracorporea. I primi quattro riti sono compiuti una sola volta in tutta la vita, gli altri tre sono ripetuti a volontà dal fedele.

  3. Si decise che gli unici testi canonici della Chiesa erano i Vangeli dei Ss. Giovanni, Marco, Matteo e Luca; gli Atti degli apostoli, le Epistole di S. Paolo e di alcuni altri apostoli e l’Apocalisse di S. Giovanni. Tutti gli altri Vangeli furono dichiarati apocrifi (segreti) ed esclusi dall’uso dottrinale e rituale.

  4. Il peccato è la trasgressione alle ingiunzioni divine. Si distingue in: 1) peccato originale compiuto da Adamo, il primo uomo, che si eredita con la nascita e non dipende dalla responsabilità personale. Il battesimo permette di cancellare il peccato originale[22]. 2) Peccato mortale, per le trasgressioni volontarie alle leggi divine, che comporta l’inferno come destino postumo. Il peccato mortale può però essere perdonato con la confessione. Infine, 3) il peccato veniale, commesso involontariamente, che conduce al Purgatorio dopo la morte. Anche il peccato veniale può essere perdonato con la confessione. La caratteristica del peccato secondo il cristianesimo è di comportare pentimento e vergogna; ossia è un pāpa emotivamente partecipato a causa di una sentimentalità opprimente.

  5. Nel cristianesimo i dogmi, i rituali, le regole morali sono uguali per tutti: dal Papa ai Vescovi, ai Re, fino al più umile dei servi, tutti sono tenuti a obbedire in ugual misura alle stesse regole, indipendentemente dalle diverse responsabilità, capacità e situazioni. Questa sorta di comunismo religioso all’inizio regolava anche le proprietà dei singoli individui che si convertivano al cristianesimo. Ognuno doveva cedere tutti i suoi beni alla Chiesa. Questa regola scomparve man mano che il cristianesimo si romanizzava[23].

Il Concilio di Nicea cercò di far ordine nel caos: stabilì ciò che era ufficialmente cristiano e ciò che non lo era. Definì eresia tutti i comportamenti e le credenze diverse da quelle riconosciute dalla Chiesa. E gli eretici che non rientravano nelle regole stabilite dalla Chiesa erano colpiti dalla scomunica, secondo l’antico rituale giudaico dell’herem. Contro villaggi, città, Stati che fossero incorsi collettivamente nell’eresia, era dichiarato l’interdetto. Gli scomunicati e le comunità interdette erano sospesi da qualsiasi rito ed erano isolate e discriminate dal resto della comunità ecclesiastica. Ovviamente tutto ciò non riguardava affatto l’ambito dell’iniziazione cristiana. Tuttavia da quel momento in poi l’esoterismo subì in continuazione il controllo e la persecuzione da parte della Chiesa, che, sempre più lontana dalla conoscenza iniziatica e sempre più ignorante di cose autenticamente spirituali, si arrogò il diritto di giudicare gli iniziati. Tutto quello che la Chiesa non comprendeva, perché al di sopra delle sue capacità di conoscenza, cominciò a essere sospettato d’eresia. Per questa ragione l’esoterismo cristiano si chiuse sempre più in un riserbo difensivo.

Con questo speriamo di aver contribuito a fare un po’ di luce sulle oscure origini del Cristianesimo.

Gian Giuseppe Filippi

 

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[1] Gran parte dei filosofi greci che non appartennero alla paramparā pitagorica, confondeva pnéuma con l’intelletto (νοῦς, noùs = buddhi): attribuivano all’intelletto una situazione semidivina, intermedia tra l’individualità e Dio. Questo errore di prospettiva fu ereditato dai teologi cristiani essoterici. Invece pnéuma è propriamente lo spirito di Dio, l’Ātman degli hindū, che S. Paolo chiamava anche “uomo interiore” (antarapūruṣa). È curioso che i greci non abbiano mai usato in questo senso la parola atmòs (ἀτμός), etimologicamente identica ad Ātman. La usarono solo per indicare i vapori che s’innalzano nell’atmosfera. Essi invece usarono la formula seautòn (σεαυτόν), il proprio Sé, identico al sanscrito svātman. Anche in questo caso però non è chiaro se intendessero la propria vera natura (svarūpa) o semplicemente il proprio “io” individuale, l’aham. S. Paolo, dunque, si pone anche nella linea dei Misteri pitagorico-platonici. Il fatto che egli, giudeo della diaspora, fosse anche cittadino romano, farebbe pensare che egli avesse ricevuto un’iniziazione gnostica ellenica.

[2] Nella Bibbia ebraica sono menzionati esclusivamente il corpo (basar) e il soffio vitale (nefesh o ruah, il prāna) che entrambi si dissolvono con la morte. Non vi è traccia di psykhé e di pnéuma. Questo spiega il totale disinteresse per i destini postumi dell’essoterismo giudaico.

[3] Ciò concorda perfettamente con l’insegnamento di Gesù: “Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato». […] Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava a essa se non in parabole”. (Vangelo di S. Matteo, 13.9-12; 13.34)

[4] “L’apostolo Paolo sul cammino per Damasco ha una visione che ne segna la conversione e la missione di evangelizzazione dei gentili; è a Damasco che Paolo è istruito dagli esseni: le loro dottrine sono adattate al cristianesimo.” Daniélou, Jean, Les manuscrits de la Mer Morte et les origines du Christianisme, Paris, Editions de l’Orante, 1957, pp. 36; cfr. 87-88, 94-95, 98, 113. Citiamo il cardinale Daniélou, autore altamente sospetto, solamente perché i rimandi che presenta sono delle evidenze indiscutibili. Una comunità essena s’era rifugiata a Damasco all’inizio del II sec. a.C. per sfuggire alla persecuzione di Antioco Epifane. (H. Schonfield, El Enigma de los Esenios, Madrid, EDAF, 2005, p. 106)

[5] Ricordiamo al lettore di non confondere la vera Gnosi con lo Gnosticismo. Quest’ultimo rappresenta una degenerazione della Gnosi in senso sincretico, magico e occultistico.

[6] Dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani, S. Giovanni erasi trasferito nell’isola greca di Efeso, dove trovò una comunità di esseni fuggiti dalla guerra. (Daniélou, cit., pp. 89, 99, 102-105)

[7] I più antichi testi scritti di Dionigi Aeropagita risalgono all’inizio del 6° secolo; su questa base i filologi hanno dichiarato che si tratta di una produzione tarda. Perciò li attribuiscono a un tale Pseudo-Dionigi. I filologi non concepiscono che esista la tradizione orale e si basano sulle loro ottuse regole “scientifiche”. Per noi, che guardiamo ai contenuti e non a regole arbitrariamente inventate e obbedientemente seguite, quegli scritti sono davvero di S. Dionigi, discepolo di S. Paolo.

[8] Teologia in quell’epoca significava “conoscenza di Dio” e non indicava ancora la filosofia religiosa essoterica com’era in uso durante il medioevo cattolico. Il senso di conoscenza di Dio si è mantenuto tuttora presso la Chiesa Ortodossa.

[9] Poiché l’unione con Dio è prodotta da una particolare formula d’invocazione (mantra) è evidente che la via iniziatica sacerdotale cristiana appartiene alle sādhanā del non-Supremo (aparabrahma vidyā).

[10] Secondo la tradizione cristiana S. Panteno partì per l’India a predicare la dottrina di Gesù. Non arrivò mai in India, ma si fermò in Arabia e in Etiopia e dopo pochi anni ritornò ad Alessandria d’Egitto, dove morì vecchissimo nel 216 d.C.

[11] Filone è il primo ebreo che parla dell’esistenza dell’anima. È indicativo che per essa usasse il termine greco: psykhé. Inoltre era a conoscenza della dottrina dei cicli cosmici. Fu il primo a dare una lettura allegorica dell’Antico Testamento. È considerato il padre della Qabbalah rabbinica. Pur essendo un buon conoscitore dei Misteri ellenici e del pitagorismo, Filone sosteneva il primato intellettuale degli ebrei affermando che i Greci avevano copiato tutto dalla Bibbia!

[12] Perciò in origine il Purgatorio doveva essere percorso durante la vita. Esso costituiva quel passaggio intermedio, che la Bhagavad Gītā definisce karma yoga, che conduce dai riti esteriori (karma khaṇḍa) alla pura conoscenza. Invece, più tardi, i teologi cristiani esteriori fecero del Purgatorio un mondo (loka) intermedio tra gli inferni e i cieli, in cui le anime dei defunti potevano purificarsi dai peccati meno gravi prima di raggiungere un qualsiasi cielo. A lungo le due concezioni del Purgatorio, l’esoterica e quella essoterica, convissero nel cristianesimo latino. Il Purgatorio di Dante può, infatti, essere interpretato sia come un destino postumo sia come una purificazione iniziatica della mente da compiere in vita.

[13] Questo termine greco dal senso così elevato, in seguito fu svalutato da teologi e filosofi occidentale per definire una semplice speculazione mentale, se non una mera ipotesi.

[14] Protreptikos, I.8.4. Opposta è la tesi dell’essoterismo, ben rappresentata da teologi come S. Agostino il quale, commentando il passo biblico di Salmi, 82.6: “Io ho detto: «Voi siete Dei, siete tutti figli dell’Altissimo» “, precisa che “c’è uno e solo un figlio di Dio, che è Dio e un Dio con il Padre”; ovverosia, solamente in Gesù coesiste una doppia natura umana e divina. L’interpretazione di Agostino inibì o almeno ritardò una successiva indagine sulla dottrina della divinizzazione nella Chiesa Latina. (Steven Botterill, Dante and the mystical tradition. Bernard of Clairvaux in the Commedia, Cambridge, Cambridge University Press, 1994, pp. 204-206)

[15] Diventando cristiano, Origene cambiò alcune delle sue precedenti posizioni. I filologi, che non capiscono il cambiamento di punti di vista, ipotizzano l’esistenza di due Origene: uno neoplatonico, l’altro cristiano!

[16] Origene, De Principiis, III.5.3. Il passo di Isaia citato da Origene era stato menzionato anche nell’Apocalisse di S. Giovanni (21.1): “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi”. Sull’identità mondo-secolo: “questo mondo che è chiamato anche ciclo (lat.: seculum)” (Ibid.).

[17] Origene, ibid., I.6.3.

[18] S. Basilio e suo fratello S. Gregorio di Nissa, assieme a S. Gregorio Nazianzeno, raccolsero attorno ad alcuni insegnamenti di Origene altri brani di sapienza iniziatica. Il libro che ne risultò è la Filocalia, il testo fondamentale delle vie iniziatiche monastiche medievali e dell’esicasmo ortodosso. Nella Filocalia si trovano le istruzioni per compiere le invocazioni (jāpa), a quali centri sottili (cakra) indirizzarle, come eseguire il controllo del respiro (prāṇayama), la spiegazione delle visioni e dei poteri che si ottengono nel corso della via (mārga) ecc.

[19] La Chiesa Manichea fu influenzata dalla religione predicata dal persiano Mani (216-276 d.C.), che affermava l’esistenza di due divinità, il Bene e il Male, tra loro in lotta eterna.

[20] Nel prossimo capitolo affronteremo la storia dell’Impero a proposito dell’adozione del cristianesimo come religione ufficiale dello Stato al posto di quella tradizionale romana.

[21] Ogni Vescovo trasmette una tradizione essoterica (bāhīka paramparā) che risale a uno dei dodici apostoli originari. È privilegio dei Vescovi delegare alcuni poteri rituali ai preti. Il Papa è soltanto il Vescovo di Roma, il primo e più importante tra gli altri suoi pari. Questa paramparā trasmette soltanto il potere di compiere i riti esteriori o sacramenti (karma khaṇḍa). Nessuno dei sacramenti è un rito iniziatico e nessuno di essi conduce a una sādhanā. Il Cristianesimo essoterico nel suo complesso, cioè quello delle numerose Chiese, non conosce nemmeno il significato di mokṣa. La salvezza è semplicemente il raggiungimento dei loka dopo la morte. Perciò non si deve confondere salvezza con la Liberazione. Solamente dopo l’ultimo Concilio Vaticano II (1962-1965) si è voluto definire “iniziazione” il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Questa nuova terminologia, scelta con diabolica malafede, è stata assunta per confondere i non cristiani che si desidera convertire con l’inganno dell’“ecumenismo”. La vera trasmissione iniziatica si è mantenuta fino ai giorni nostri in segreto soltanto nel monachesimo della Chiesa Ortodossa. La Chiesa Cattolica ha perduto la trasmissione iniziatica monastica nel 12° secolo. Le Chiese di formazione più recente, quelle protestanti, che non hanno alcuna forma d’iniziazione (dīkṣā), propriamente parlando non sono nemmeno delle religioni ma semplici associazioni profane prive di sacerdozio, che diffondono una morale sentimentale senza alcun rituale regolarmente trasmesso. Per quanto i preti delle Chiese Cattolica e Ortodossa non siano dei veri sacerdoti dalla nascita, tuttavia essi sono consacrati da un vescovo per compiere dei riti, seppure esteriori. Questo distingue nettamente il cristianesimo dagli altri monoteismi che sono privi di alcun tipo di sacerdozio.

[22] Questa cancellazione degli effetti del peccato originale rimane del tutto virtuale. Adamo ed Eva non erano soggetti a malattia, invecchiamento e morte. Non dovevano lavorare per mantenersi, poiché la natura provvedeva spontaneamente al loro sostentamento. E nemmeno potevano peccare. I primi progenitori persero tutte queste qualità con il peccato originale, decadendo a esseri umani ordinari. Le qualità di Adamo ed Eva descritte sopra non sono recuperate con il battesimo: questo rito cristiano non conferisce affatto immortalità, libertà da malattia, da morte e dal peccato. Se commettono peccati, anche i battezzati vanno all’inferno.

[23] Tuttavia una tendenza inconfessata di simpatia per il comunismo è rimasta, soprattutto presso la Chiesa cattolica e le sue numerose scissioni eretiche protestanti. Non per nulla cristianesimo e comunismo hanno la medesima matrice giudaica, e, ovunque nel mondo ci siano convertiti al cristianesimo, il comunismo prospera.