K) Questo mondo di dualità appare in Ātman a causa dell’errore

Risponderemo punto per punto alle obiezioni precedenti.

1- La prima obiezione recita; «Come potrebbero sorgere le impressioni mentali (saṃskāra) del ricordo di saṃsāritva, ossia i risultati dell’illusione (bhrama), se non li abbiamo mai sperimentati in precedenza?» Ma non esiste alcuna necessità per cui l’esperienza illusoria debba essere avvenuta precedentemente. Nell’esempio della corda e del serpente nessuno ha mai fatto esperienza che quello fosse un serpente. È stata solo un’illusione (bhrānti) che ha fatto sì che si credesse che: «Questo è un serpente». Così, nell’esempio possiamo credere plausibile che saṃsāritva abbia causato l’errore (bhrānti).

2- La seconda obiezione è la seguente: «Solamente dopo aver realmente visto un serpente, può avvenire la proiezione sulla corda della forma illusoria (bhrama) tratta dalla memoria; perciò solo dopo aver visto un vero saṃsāri dovrebbe avvenire il saṃsāritva bhrama.» Ma non esiste alcuna regola per cui solo dopo aver visto veramente un serpente reale la sua illusione dovrebbe farsi vedere. Prendiamo per esempio due persone di cui una non ha mai visto un serpente e un’altra che, invece, l’ha visto. Avendo visto una corda da una certa distanza, per la luce fievole, non l’hanno riconosciuta come corda. In questa circostanza, se quello che aveva già visto un serpente dichiarasse: «Guarda, c’è un serpente», allora l’altro, che non ha mai visto prima un serpente, sarà informato che quell’oggetto è un serpente. Sebbene quest’ultimo l’abbia appreso solamente quando l’altro ha pronunciato la parola “serpente”, in ogni caso tutti e due hanno preso la corda per qualcosa di diverso. Dopo questo fatto la persona che non aveva mai visto un serpente in vita sua, a causa di questo saṃskāra di un serpente, non è forse vero che potrà confondere un’altra corda con un serpente? In questo secondo caso si dimostra che la causa dell’errore non potrà affatto essere attribuito all’esperienza d’un serpente reale conservato nella sua memoria.

Obiezione: Questo non è esatto perché nell’esempio delle due persone, il primo aveva la cognizione di un serpente vero. Ma nel saṃsāra nessuno ha la cognizione della realtà del saṃsāra. Nel caso in cui qualcuno avesse la cognizione della realtà del saṃsāra, allora questo esempio sarebbe accettabile per affermare che gli altri lo prendono per reale a causa dell’illusione. Ma non è così. Oltre a ciò, quando si raggiunge la corretta cognizione della corda, si dice: «Questa è solo una corda. Senza ragione sono stato illuso a credere che fosse un serpente.» Ma nell’esempio non c’è alcuna ragione perché avvenga una tale esperienza. Perché, come nell’esempio, mentre la corda è stata vista prima, nessuno ha visto prima l’Ātman; se qualcuno lo avesse visto, allora non ci sarebbe motivo d’illusione. O, in alternativa, se c’è una causa per un tale avvenimento, anche se conosciamo l’Ātman con i mezzi della conoscenza vedāntica, nuovamente può ripresentarsi questa illusione. Così, per affermare che il saṃsāra è un’illusione, l’esempio della corda-serpente non è adeguato.

Risposta: Non c’è alcun bisogno che l’esempio sia identico a ciò che vuole illustrare. Se entrambi, l’esempio e ciò che è esemplificato, fossero identici sotto tutti gli aspetti, allora non potremmo distinguere chiaramente fra i due: «Questo è l’esempio, questo è l’esemplificato.» Nel caso presente, con l’esempio della corda e del serpente, quello che dobbiamo discernere è che: «Come confondiamo una corda con un serpente, invero confondiamo l’Ātman con l’anātman.» Perciò l’esempio usato dimostra perfettamente che non c’è affatto una regola per cui l’illusione del saṃsāritva dovrebbe invariabilmente apparire soltanto a una persona che abbia precedentemente visto saṃsāritva.