G) Io sono Śiva

Coloro che in questo modo compiono la discriminazione intuitiva distinguendo tra Ātman e anātman e conoscono il loro pratyagātman, non sono illusi dai seguenti falsi pensieri, come: «Esistiamo in questo mondo; questi corpi che appaiono nel mondo sono veramente noi stessi; come noi esistono molti altri in questo mondo e tra questi ci sono persone amiche altre nemiche e altre indifferenti.» Infatti costoro hanno conosciuto con la loro esperienza intuitiva e sanno che: «Siamo veramente soltanto Śiva svarūpa che è il sostrato di tutte queste apparenze, ma che non è contaminato o toccato da nessuna di esse.» Solo questi santi uomini realizzano la più elevata conoscenza intuitiva dell’identità con Īśvara, il Signore che manifesta tutto l’universo, com’è detto nella Śvetāśvatara Upaniṣad: “Un essere divino sta in tutte le creature; è colui che abita all’interno di tutte le creature ed egli è il Signore che comanda e controlla tutte le azioni, colui che sta in tutte le creature, il Testimone, della natura di caitanya, pura coscienza, non duale, senza altro da lui; che non è relazionato o associato con nessun guṇa o qualsiasi qualità”[1]. Lo scopo ultimo di tutta l’esistenza umana è realizzare qui e ora durante questa vita che la conoscenza dell’“Io”[2] è intuitiva, e che l’“Io” è identico in toto al nostro Śiva svarūpa. Si deve anche capire che il modo in cui appare è un errore e che è una sovrapposizione al nostro svarūpa.

La parola Śiva significa natura essenzialmente beata (maṅgala svarūpa). Parameśvara, il Signore supremo, il nostro Ātman, è in quanto tale l’essenza della più elevata beatitudine. In essa non sussiste alcun demerito o difetto che produca miseria o degrado. Tutto ciò che in questo mondo è considerato benefico dipende da lui, perché egli è l’Ātman. Tutti i desideri di coloro che lo ricordano e si dedicano a lui con intenzione incrollabile, sono esauditi. Infatti, solamente quando si raggiunge il proprio svarūpa e ci si stabilisce nella sua esperienza intuitiva si può affermare che è stato raggiunto lo scopo dell’umana esistenza (puruṣārtha) e si è diventati completi, perfetti, soddisfatti (kṛtākṛtya). Per tutte queste ragioni quel Parameśvara è chiamato Śiva ovunque, nella śruti e nella Gītā. Coloro che hanno intuito questo Ātman svarūpa, nel modo descritto nel verso precedente, che nella loro piena esperienza realizzano qui e ora, non sono altro che Śiva svarūpa e vivono senza più alcuna traccia di ansietà e dolore.

 

 

[1] ŚU VI. 11.

[2] Vale a dire: l’“Io” reale, che è il Sé, l’Ātman, appare erroneamente come fosse l’“io”, il jīva [N.d.T.].