Book Review:

Jean-Louis Gabin: L’idée que l’islam doit dominer la planète, Vers la Tradition, N° Hors-Série, Décembre 2016, ISSN 0755-4222, pp. 122.

Sull’onda delle più recenti notizie di cronaca, ma partendo da una prospettiva intellettuale hindū, Jean-Louis Gabin ha scritto un prezioso volumetto che si eleva ben al di sopra delle contingenze storiche. Sebbene non risparmi nessuna critica all’azione eversiva del fondamentalismo islamico, messo in atto con la simpatia e connivenza evidente delle masse musulmane, il suo bersaglio è ben altro. Il suo reale intendimento è quello di rimproverare severamente quegli occidentali che si sono convertiti all’Islam in vista del tasawwuf, di non voler denunciare la natura contro-tradizionale di questa dimostrazione ormai quasi quotidiana della matta bestialità a cui è prono l’Islam esteriore (naturalmente il sufismo autentico, quello afro-asiatico, non è affatto toccato dalle nostre mises à point, essendo la prima vittima della degenerazione in cui oggi versa l’essoterismo islamico). Volutamente abbiamo scritto “convertiti”, poiché gli occidentali che si pretendono “sufi”, quasi tutti discepoli di altri occidentali convertiti che, a loro volta, si sono proclamati “maestri” di sufismo, in realtà hanno una conoscenza della Tradizione del tutto viziata dall’interpretazione dei loro stessi “shuyukh”. Li definiamo “convertiti” proprio perché Guénon rifiutava di essere definito tale, poiché egli aveva semplicemente deciso di “collocarsi” nell’Islam piuttosto che in qualsiasi altra tradizione, per ragioni insindacabilmente sue proprie. “Collocarsi” vuole dire che l’assunzione esteriore della forma islamica era avvenuta, nel suo caso, dall’interno e dall’alto. Non è questo il caso di coloro che per emulazione di Guénon (hanno inventato una vera e propria sunnah  o “religiosa imitatio” di Guénon, pericolo che quest’ultimo aveva sempre paventato), per comodità logistica, per pigrizia e per incapacità critica, hanno aderito all’Islam dall’esterno e dal basso. Il Dr. Gabin dimostra con grande chiarezza come Guénon avesse messo in guardia i suoi lettori dalle difficoltà che l’Islam esteriore pone a chi volesse intraprendere questa strada di avvicinamento all’esoterismo sufico e come avesse scoraggiato a seguire il suo esempio senza avere raggiunto la sua stessa piena consapevolezza intellettuale dell’unità fondamentale delle tradizioni. Difficoltà che consistono, soprattutto, nel dogmatismo, sentimentalismo ed esclusivismo tipici delle religioni occidentali semitiche, com’è anche l’Islam, e che, infatti, caratterizzano tutti questi convertiti.

L’Autore di questo libro, inoltre, con grande coraggio mette in evidenza gli equivoci creati in malafede dai autoproclamati continuatori dell’opera di Guénon (tutti, ovviamente, in possesso di “funzioni” o “missioni” particolari, “funzioni” che essi attribuiscono anche allo stesso Guénon, nonostante le sue passate proteste), che hanno diffuso e diffondono un messaggio di conversione sharaitica dell’occidente sottacendo i disastri prodotti dall’invasione dell’area di tradizione cristiana da parte delle più basse “caste” islamiche, ormai spudoratamente inviate in Europa da ben noti agenti della contro-iniziazione (manuṣya rākṣasa). Tutto ciò perché convinti che “l’Islam doit dominer la planète”, a partire dall’Europa. Anche questa possibilità era stata preconizzata da Guénon non come un bene, ma come la soluzione più temibile per l’Occidente, comprendente gravi squilibri sociali ed etnici. Ossia quei crimini a cui assistiamo oggi sempre più di frequente. Se i pretesi “sufi” occidentali esercitassero il distacco e l’indagine intellettuale richiesti dalla prospettiva iniziatica più elementare, si renderebbero conto come in tre o quattro decenni l’essoterismo islamico sia passato dalla accettazione passiva dell’anti-tradizione dei regimi laici comunisteggianti dei paesi islamici, alla simpatia per la più evidente contro-tradizione khalifale di stampo anticristico. Come già ben diceva Abdul-Hâdi Aguéli nel gennaio del 1911: “La théorie de Mohyiddin ibn Arabi sur le Khalifat universel et le Mahdisme n’a rien de commun avec celle de la canaille d’Alexandrie et autres anthropophages, qu’ils soient blancs ou noirs” (“Pages dédiées à Mercure - Sahaï Ataridiyah”, La Gnose, II année, n° 1, p. 30. Ci sarà pure un motivo per cui la tradizione tibetana afferma che alla fine dei tempi il male si diffonderà dall'Afghanistan per colpa di alcune correnti islamiche.

Sia detto per inciso, nessuno può definirsi "akbari" per aver semplicemente letto in arabo o in traduzione un testo di Ibn ‘Arabi, ma soltanto se ha ricevuto direttamente uno specifico insegnamento orale.

Il Cattolicesimo, dal grottesco abisso in cui è precipitato,  non ha più i mezzi dottrinali e rituali per avviare una restaurazione tradizionale essoterica e la sopravvivenza dell’esoterismo cattolico continua a essere proclamato soltanto nelle ingannevoli fantasie di spregiudicati manipolatori.

Ciò nonostante è anche vero che è scritto “non prevalebunt”...

Ci sono altre forme di Cristianesimo ancora in vita, dotate di una autentica iniziazione. Il cristiano che fosse anche un sincero cercatore, potrebbe sempre indirizzarsi in quella direzione, senza i traumi provocati dalla conversione a una diversa religione, e così cercare di salvare l’Occidente dagli attuali assalti di Gog e Magog.

Tuttavia sarebbe molto più efficace se l’Occidente si rivolgesse agli autentici rappresentanti della Tradizione metafisica, quelli indicati tra le righe dal Dr. Gabin, pienamente in grado di far risorgere la Tradizione occidentale e consapevoli del grave pericolo che corrono l’Europa prima, e l’intero pianeta poi. Ciò non accade perché, se l’Occidente versa in così drammatica situazione, non è dovuto tanto ad astratte leggi cicliche o a predizioni apocalittiche, quanto alla scadentissima qualità intellettuale degli occidentali. Lo si può vedere con chiarezza per la totale assenza di pubblicazioni di carattere metafisico negli ultimi settant’anni. Questa medesima incapacità intellettuale è resa evidente nella fideistica accettazione di “maestri di sufismo” dalla trasmissione iniziatica più che dubbia, dalla pratica di metodi privi d’alcuna efficacia e da dottrine apprese in forma libresca sia da scritti di Guénon sia da traduzioni di testi dall’arabo sia da raffazzonati articoli pseudo simbolici spacciati per metafisici, scritti da quegli stessi “shuyukh”.

Questa assenza di “materiale umano” spiega il fallimento di tutti gli esperimenti di restaurazione o di raddrizzamento che si sono tentati in Europa nell’ultimo secolo. Allo stesso modo le presunte turuq si sono scisse o sciolte non appena l’“individualità dominante del branco” fosse passata a miglior vita. I seguaci di tali gruppetti non hanno mai capito con chiarezza che la via iniziatica è strettamente personale, interiore e indipendente per natura dal contesto sociale su cui l’iniziazione s’appoggia. Invece tra loro prevale la “solidarietà islamica” verso l’esterno, anche se tra loro sono in aperta concorrenza.

Siamo ben consapevoli che i patetici difensori di questi ambienti tra loro ostili criticheranno unanimemente il libro che qui recensiamo. Certo, lo scritto del Dr. Gabin non è privo di alcuni punti deboli che daranno lo spunto ai “sufi” europei per sollevare critiche meschine volte a screditare il testo e il suo autore. Ma costoro, invece di elaborare complicate difese per le loro credenze e per le loro discutibili adesioni “tradizionali”, dovrebbero rispondere con sincerità al quesito di fondo che da questa pubblicazione emerge: voi “sufi” convertiti, siete favorevoli o contrari all’evidente piano di invasione dell’Occidente da parte “de la canaille d’Alexandrie et autres anthropophages”? Oppure la ritenete necessaria sulla base dell’interpretazione tendenziosa di Vâlsan de “Les mystères de la lettre Nûn”?

D. K. Aśvamitra

 

Jean-Louis Gabin: L’idée que l’islam doit dominer la planète, Vers la Tradition, N° Hors-Série, Décembre 2016, ISSN 0755-4222, pp. 122.

À la suite de faits divers récents, mais dans une perspective intellectuelle hindoue, M. J.- L. Gabin a écrit un précieux petit livre qui s’élève bien au dessus des contingences historiques. Bien qu’il n’épargne aucune critique de l’action subversive du fondamentalisme islamique qui se déploie avec la connivence silencieuse des masses musulmanes, son but est tout autre. Son propos est de reprocher aux Occidentaux convertis à l’Islam pour accéder à l’ésotérisme du taçawwuf, de ne pas dénoncer l’aspect anti-traditionnel de la manifestation quasi quotidienne de bestialité à laquelle se soumet l’Islam extérieur. Bien entendu le soufisme authentique - afro-asiatique - n’est point touché par nos mises à point, car, en réalité, celui-ci est en première ligne des victimes de la dégradation de l’exotérisme islamique.
Nous employons volontairement l’expression de « convertis » car, le plus souvent, les Occidentaux qui se prétendent soufis sont disciples d’autres Occidentaux lesquels se prétendent maîtres de soufisme. En réalité, leur connaissance de la Tradition est entachée par l’interprétation déformée  de leurs propres «shuyukh». Nous les définissons comme « convertis », précisément, à cause du fait que Guénon refusait cette définition pour lui-même, et qu’il avait décidé de « s’installer » en Islam, de préférence à d’autres traditions, pour des raisons qui lui appartenaient en propre.
S’installer, dans ce cas, veut simplement dire que son « adhésion à l’Islam » s’était effectuée de l’intérieur et par le haut. Ce n’est pas le cas de ceux qui, croyant imiter Guénon, ont inventé une véritable sunnah ou « religiosa imitatio » de cet auteur, ce qu’il avait toujours redouté. Par commodité, paresse,  incapacité critique, ces convertis, au contraire, ont adhéré à l’Islam de l’extérieur et par le bas.
M. J.-L. Gabin démontre clairement que Guénon avait mis en garde ses lecteurs à propos des difficultés que l’Islam extérieur pose à ceux qui voudraient entreprendre le chemin vers l’ésotérisme soufi, et qu’il avait découragé quiconque voulait suivre son exemple sans être pleinement conscient de l’unité fondamentale des traditions. Ces difficultés concernent surtout un dogmatisme, un sentimentalisme et un exclusivisme caractéristiques des religions occidentales sémitiques, tel que l’Islam, et qui caractérisent, en effet, tous ces convertis.
L’Auteur de ce livre met courageusement en évidence les équivoques créées de mauvaise foi par les prétendus continuateurs de l’oeuvre de Guénon : tous possèdent, bien entendu, des « fonctions » ou des «missions » particulières, les mêmes qu’ils attribuent à Guénon malgré les protestations de celui-ci, et ils ont répandu un message de conversion sharaïtique de l’Occident sans dénoncer les ravages de l’invasion de l’aire de tradition chrétienne par les plus basses « castes » islamiques, ouvertement envoyées en Europe par les agents bien connus de la contre-initiation (manuṣya rākṣasa). Tout cela vient du fait qu’ils sont convaincus que « l’Islam doit dominer la planète », à commencer par l’Europe.
Cette possibilité avait effectivement été déjà envisagée par Guénon, mais pas exactement comme positive: elle était plutôt la solution la plus effroyable à la crise de l’Occident moderne, entraînant de graves déséquilibres sociaux et ethniques, c’est à dire des crimes auxquels on assiste de plus en plus fréquemment aujourd’hui. Si les prétendus « soufis » occidentaux mettaient en pratique le détachement et la quête intellectuelle typique du point de vue initiatique le plus élémentaire, ils se rendraient compte qu’en trois ou quatre décennies, dans les pays musulmans, l’exotérisme est passé de l’acceptation passive de régimes antitraditionnels laïques d’inspiration communiste, à l’indulgence pour l’évidente anti-tradition khalifale de nature antichristique.
Comme le disait Abdul-Hadi Aguéli en janvier 1911: « La théorie de Mohyiddin ibn Arabi sur le Khalifat universel et le Mahdisme n’a rien de commun avec celle de la canaille d’Alexandrie et autres anthropophages, qu’ils soient blancs ou noirs » (« Pages dédiées à Mercure - Saha Ataridiyah », La Gnose, II année, n°1, p. 30). Il y aura aussi une raison pour laquelle la tradition tibétaine déclare qu'à la fin des temps, le mal se répandra de l'Afghanistan  à cause de certaines sectes islamiques.

Soit dit en passant, nous devons ajouter que personne ne peut se définir comme « akbari », simplement pour avoir lu en arabe, ou même traduit, un texte d’Ibn ‘Arabi ; pour pouvoir être « akbari » il faut nécessairement avoir reçu un enseignement oral spécifique.
De l’abîme où elle est précipitée, l’Église catholique n’a plus les moyens doctrinaux et rituels de débuter une restauration traditionnelle exotérique ; il semble bien que la survie de l’ésotérisme catholique existe seulement dans les fantasmes frauduleux de trompeurs sans scrupules.
Toutefois, il est écrit « non praevalebunt » (Mt. 16, 18).

II y a d’autres formes de Christianisme encore vivantes, douées d’une initiation authentique. Le chercheur chrétien sincère pourrait s’adresser à ces formes, aussi pour essayer de sauver l’Occident des actuels assauts de Gog et Magog, tout en évitant les traumas générés par la conversion à une nouvelle religion. L’Occident pourrait s’adresser aussi aux représentants authentiques de la Tradition métaphysique, ceux que M. Gabin indique entre les lignes, et qui sont à même de faire renaître la Tradition occidentale, conscients comme ils le sont du grand danger que courent l’Europe et toute la planète.
L'Occident ne se trouve pas dans une situation aussi dramatique à cause de lois cycliques abstraites ou de prédictions apocalyptiques, mais plutôt à cause de la qualité intellectuelle extrêmement déficiente des Occidentaux. L'absence totale de publications métaphysiques au cours des soixante-dix dernières années en est la preuve. L'acceptation fidéiste de « maîtres soufis » dont la transmission initiatique est plus que douteuse, la pratique de méthodes sans efficacité et de doctrines apprises de manière livresque en lisant à la fois les écrits de Guénon et les traductions d’articles pseudo-symboliques consacrés à la métaphysique – écrits par ces mêmes « shuyukh » – témoignent d’une évidente incapacité intellectuelle.
Cette absence de «matériel humain » explique l'échec de turuq se sont divisées, ou bien dissoutes, dès que « l'individualité dominante du groupe » a disparu. Les adeptes de ces groupuscules n'ont jamais compris clairement que le chemin initiatique est strictement personnel, intérieur, et indépendant par nature du contexte social sur lequel s'appuie l'initiation. Mais, entre eux, la « solidarité islamique » prévaut même lorsqu’ils sont en compétition ouverte. Nous sommes bien conscients que les pathétiques défenseurs de ces milieux hostiles entre eux, retrouveront l’unanimité pour critiquer le livre que nous examinons ici. Bien sûr, le travail de M. Gabin n'est pas dépourvu de points faibles susceptibles d’alimenter les critiques acerbes des « soufis » européens afin de discréditer le texte et son auteur. Mais, au lieu d'élaborer des défenses compliquées de leurs croyances et de leurs adhésions « traditionnelles », ils feraient mieux de répondre sans faux fuyants à la question fondamentale posée par cette publication : vous, « soufis » occidentaux convertis, êtes-vous pour ou contre le plan visible d'invasion de l'Occident par « la canaille d'Alexandrie et autres anthropophages » ? Ou pensez-vous que cela soit nécessaire et dans l’ordre des choses, suivant l'interprétation tendancieuse de Michel Vâlsan de « Les mystères de la lettre Nûn »?

D. K. Aśvamitra