M) Come il sogno appare a causa dell’illusione del sonno[1], così appare il mondo

Prima di fornire una soluzione a queste obiezioni, dobbiamo per forza affrontare un certo problema. Vogliamo dire che l’oppositore è rimasto intrappolato nell’esempio della corda-serpente. Ha pensato, infatti, in questa maniera: «Come in determinate circostanze, una persona erroneamente vede un serpente nella corda, così, trovandosi in una data condizione, si sovrappone il mondo della dualità ad Ātman

Però da un simile ragionamento sorgono molte difficoltà e contraddizioni. Se osserviamo basandoci sull’intuizione, ci si renderà conto che nessuno ha mai fatto l’errore di immaginare che la natura di Śiva fosse il mondo della dualità (saṃsāritva) come nell’esempio [della corda e del serpente]. Ma se ci si pone in una particolare angolatura, ci si convincerà di essere un jīva¸ di vivere in un mondo che comprende molti jīva anch’essi senzienti, assieme a molte altre cose insenzienti completamente diverse. Da un altro punto di vista, guardando la realtà, comprendiamo invece che l’“Io” è veramente il Sé non duale (advitīya Ātman), privo di qualsiasi condizionamento individuale (jīvātva), che è essenzialmente Verità, Coscienza-conoscenza e Beatitudine (satya jñāna ānanda). Tra queste due concezioni, solo la seconda è corretta, perché non appena questa concezione sorge, noi realizziamo, cioè conosciamo intuitivamente che il mondo della dualità (saṃsāritva) è irreale e falso (asatya). Si usa il simbolo della corda-serpente soltanto per affermare questa verità, senza pretendere che tutte le implicazioni di quell’esempio debbano essere coerenti con ciò che simboleggia. Perciò sarà opportuno portare un altro esempio allo scopo di risolvere la terza e la quarta obiezione: quando una persona ha un sogno prodotto dall’ottundimento dovuto al sonno della mente (nidrā), quante fantasmagorie e bizzarrie può allora vedere! Costui dimentica completamente la propria natura e pare perfino rivestito di una forma del tutto diversa; sebbene sia solo, egli testimonia come se davanti a lui esistesse un mondo pieno di esseri umani, animali, piante e alberi, molte cose insenzienti come pietre, sabbia ecc., e vede se stesso come uno in mezzo a quella moltitudine. Anche in questo caso, qual è la realtà? Sia il mondo del sogno (svāpna prapañca), sia la forma in cui la persona (svāpna puruṣa) appare lì presente, sono falsi, irreali (asatya). Infatti, solo per il fatto di svegliarsi, tutto ciò scompare e tutto questo multiforme spettacolo sembra essere stato un’esistenza sperimentata all’interno di sé, nella propria mente. Da questo esempio si trae che nessuno di noi volutamente immagina il sogno: esso appare da solo, spontaneamente, ma non è reale. Si può dire la medesima cosa della propria individualità (jīvātva) e del mondo (jagat) che hanno una apparenza di realtà nella veglia. Anch’essi sono immaginati e sovrapposti erroneamente sul nostro Ātman, che è della natura essenziale di Verità, Coscienza-conoscenza e Beatitudine (satya jñāna e ānanda).

 

 

[1] Ricordiamo che nidrā è il sopore inteso come condizione tāmasa della mente. Il sonno profondo senza sogni (suṣupti) è invece quando lo si considera come stato di coscienza dell’Ātman [N.d.T.].