Le cinque gemme dell'Advaita

 Śrī Śrī Svāmī Satchidānandendra Sarasvatī Mahāraja

April 17, 2017

Iniziamo la sezione dedicata ai lettori occidentali del Veda Vyāsa Maṇḍala con la traduzione delle “Cinque Gemme dell’Advaita”, breve poema di Śaṃkarācārya. Il poema è corredato dal commento di Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī, uno dei massimi esponenti dell’Advaita Vedānta del XX secolo. Il trattato apparirà con cadenza settimanale su questo sito, seguendo la divisione in paragrafi voluta dal commentatore.

April 20, 2017

La ragione per cui la gente comune non raggiunge la conoscenza intuitiva, che è descritta come: «Noi siamo dell’essenza stessa di Paramātman, della natura stessa (svarūpa) di Śiva», è dovuta proprio all’assenza dell’ātmānātma viveka di cui s’è detto nell’introduzione. Ātman significa il Sé e anātman indica quello che è non-Sé.

April 29, 2017

All’inizio si pensa: «Io [aham] sono grasso, io sono di carnagione chiara, io sono giovane, io vedo, io odo». Poi, quando si discrimina, si diventa coscienti della diversità del corpo e dei sensi dall’“Io”, e allora si dice: «il mio [mama] corpo, il mio occhio, il mio udito».

May 07, 2017

Oltre ad ahaṃkāra e manas, antaḥkāraṇa ha una terza forma che è la buddhi, l’intelletto. Quando i sensi riportano la conoscenza degli oggetti esterni, essa è la funzione della mente che li conosce uno a uno; quando queste conoscenze individuali sono congiunte dalla mente e quest’ultima le presenta all’intelletto, esso le determina in questo modo: «Questa è una...

May 14, 2017

Così, con la discriminazione basata sull’anubhava è chiaro ed evidente che né il corpo né i sensi né la mente né l’intelletto né il prāṇa sono il nostro Sé. Ora, seguendo il processo di discriminazione, si giunge a quest’altra verità assiomatica: gli oggetti, come i figli ecc., che sono responsabili dell’egoismo, non sono affatto in relazione con il nostro svarūpa...

May 20, 2017

Coloro che in questo modo compiono la discriminazione intuitiva distinguendo tra Ātman e anātman e conoscono il loro pratyagātman, non sono illusi dai seguenti falsi pensieri

May 28, 2017

Se siamo davvero Śiva svarūpa, se siamo proprio dell’essenza dell’Assoluta Realtà, allora com’è che sorge questo errore che ci fa credere d’essere anime trasmigranti (jīva)? Qual è la ragione per la quale piacere e dolore (sukha e duḥkha) che non esistono affatto in Śiva svarūpa, appaiono come realmente esistenti?

June 04, 2017

Ora rivolgiamo la nostra attenzione all’esempio portato come prova (dārṣṭāntika). Poiché non conosciamo la vera natura del nostro Ātman, siamo sottoposti a jīvatva, ossia alla condizione individuale. Proprio come nella penombra la corda non è conosciuta per quello che è, e la gente la prende erroneamente per un serpente, similmente, per ignoranza della nostra vera natura in quanto Śiva, questo jīvatva appare a essa sovrapposto.

June 10, 2017

L’ostacolo sulla via dell’Intuizione ossia della conoscenza della realtà di essere veramente della natura essenziale non duale (advitīya) di Śiva, non è solo il nostro jīvātva. Anche il mondo che noi tutti percepiamo è un ostacolo al raggiungimento di quell’Intuizione.

June 18, 2017

Risponderemo punto per punto alle obiezioni precedenti.

1- La prima obiezione recita; «Come potrebbero sorgere le impressioni mentali (saṃskāra) del ricordo di saṃsāritva, ossia i risultati dell’illusione (bhrama), se non li abbiamo mai sperimentati in precedenza?» Ma non esiste alcuna necessità per cui l’esperienza illusoria debba essere avvenuta precedentemente.

July 02, 2017

Obiezione: Diciamolo pure. Si deve avere preliminarmente la conoscenza dell’Ātman, o no? Chi non abbia già conosciuto la natura della corda stessa, non può affermare d’aver preso la corda per un serpente, vero? Se è vero, allora noi, che non abbiamo già conosciuto l’Ātman, possiamo porci ragionevolmente la domanda: «Come avviene questo anātman bhrama o illusione del non-Sé?»

Risposta: Non c’è nessuno che non abbia conosciuto Ātman. Tutti hanno conosciuto il loro Ātman come “Io”.

July 09, 2017

Prima di fornire una soluzione a queste obiezioni, dobbiamo per forza affrontare un certo problema. Vogliamo dire che l’oppositore è rimasto intrappolato nell’esempio della corda-serpente.

July 09, 2017

Obiezione : Analogamente al serpente, che è erroneamente visto nella corda, anche in sogno appare un inesistente mondo fatto di dualità. È lecito affermare per la medesima ragione che questo mondo della veglia, fatto di dualità, e il saṃsāra che esiste in lui siano fenomeni concepiti erroneamente?

July 23, 2017

Da quanto si è trattato finora si possono stabilire due punti fermi: 1- Il nostro Ātman è puro e assoluto; 2- In Lui non esistono affatto né le impurità del mondo della trasmigrazione (saṃsāra), né le impurità del mondo duale, grossolano e insenziente.

July 30, 2017

Dubbio: Ad alcuni potrebbe sembrare che i due esempi summenzionati della corda-serpente e del sogno non siano adatti a rappresentare l’illusorietà delle cose grossolane non senzienti, perché anche dopo il raggiungimento della conoscenza di Ātman il mondo della dualità continua ad apparire. Invece, nell’esempio della corda e del serpente, non appena la natura essenziale della realtà della corda è conosciuta, il serpente scompare.

August 05, 2017

Obiezione: In tal caso come avviene che il mondo esterno ci appare? Questo mondo di dualità deve avere una particolare facoltà per la quale, appena ci svegliamo dal sonno, esso appare immancabilmente come se di regola esistesse sia nella veglia sia nel sogno. Qual è quella sua facoltà essenziale?

Risposta: La domanda di com’è che il mondo esterno ci appare, è mal posta:

August 13, 2017

Obiezione: Se il pensiero del mondo è soltanto illusorio [māyika], non appena insorge la conoscenza di Ātman dovrebbe sparire del tutto, come nell’esempio della corda e del serpente.

Risposta: A questa domanda abbiamo già dato una risposta dal punto di vista metafisico. Ora, se si afferma che il mondo esistente appare reale pur essendo empirico, risponderemo così: un’apparenza che non ha alcuna reale esistenza può continuare ad apparire in modo plausibile anche dopo che la reale entità sia stata veramente conosciuta.

August 20, 2017

La conoscenza vedāntica può essere considerata corretta dal punto di vista logico; ma a molti può sembrare che da tale conoscenza non si possa trarre alcun vantaggio nella vita empirica. Come risposta a tali persone citiamo il quinto verso:

5. Io non sono mai nato, cresciuto e morto. Queste qualità di Prakṛti, che sembrano essere in me, in verità appartengono al corpo. Kartṛtva [il fatto di essere un agente], bhoktṛtva [il fatto di essere un fruitore] ecc. appartengono solo ad ahaṃkāra e non a me che sono fatto di pura Coscienza (cinmāyā). Io sono l’unico Śiva.

August 27, 2017

Obiezione: Dire che non esiste alcuna relazione tra il corpo e il nostro Sé non ci pare corretto. Perché tra il corpo e noi stessi esiste la relazione che intercorre tra una proprietà e il suo proprietario. Cioè, il corpo appartiene a noi e noi siamo i suoi signori. Utilizziamo il corpo, i sensi ecc. e compiamo azioni (karma) e poi godiamo dei frutti che ne risultano. Per godere dei frutti delle azioni compiute in nascite precedenti, ci è stato dato proprio questo corpo; anche in futuro, allo stesso modo, ci saranno dati altri corpi in altre nascite, non è forse vero?

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